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Fideiussione o lettera di patronage?

Con ordinanza n. 32026 del 9 dicembre 2019, la Suprema Corte chiarisce quali siano i contenuti che può assumere una lettera di patronage, differenziandoli da quelli propri di una garanzia fideiussoria, nonché quali conseguenze giuridiche discendano da un eventuale inadempimento del patronnant.

Nel caso affrontato, la Corte era chiamata a stabilire se le lettere rilasciate dai soci di una società a responsabilità limitata costituissero una fideiussione o una lettera di patronage. La Cassazione, dunque, muove la sua indagine da una ricognizione di quelli che sono i contenuti di un istituto tipico, quale la fideiussione, per poi delinearne le differenze rispetto all’istituto atipico della lettera di patronage, istituto di matrice anglosassone, ormai ampiamente utilizzato anche nel nostro ordinamento, che permette di ottenere vantaggi sotto svariati profili, dalla semplificazione dell’iter deliberativo per l’emissione ai più rilevanti vantaggi in materia fiscale e contabile.

Ribadito dunque che si ha fideiussione quando il garante assume l’obbligo di eseguire la stessa o parte della prestazione del debitore, la Corte si sofferma sull’individuazione di quali siano, invece, i contenuti più ricorrenti delle lettere di patronage per poi stabilire il limite oltre il quale un impegno c.d. forte del patronnant travalichi i confini del patronage per ricadere nella garanzia fideiussoria.

Nell’ambito di tale disamina, la Cassazione richiama la tradizionale bipartizione delle lettere di patronage in “deboli”, ovvero aventi contenuto meramente informativo, con le quali il patronnant si limita a fornire informazioni in merito alla compagine sociale ovvero alla solvibilità del soggetto garantito, e in “forti”, con le quali il  patronnant non si limita ad informare il creditore circa la sua posizione di influenza sul debitore ma assume veri e propri impegni contrattuali nei confronti del creditore, ad esempio, impegnandosi a non cedere la propria partecipazione per tutta la durata dell’obbligazione principale ovvero, in maniera ancora più penetrante, dichiarandosi disponibile ad adoperarsi affinché il debitore provveda all’adempimento nei confronti del destinatario della lettera di patronage.

I Giudici di legittimità individuano pertanto il criterio principe per differenziare la lettera di patronage, seppure a contenuto c.d. forte, dalla fideiussione, statuendo che “il patronnant non assume mai, come il fideiussore, l’impegno di eseguire personalmente la prestazione in caso di inadempimento del patrocinato”. Così, stante il loro tenore letterale, le dichiarazioni rese dai soci della società debitrice sono state qualificate come impegni di natura fideiussoria. I soci si erano infatti impegnati non solo a comunicare alla banca “tempestivamente qualsiasi variazione che dovesse intervenire nella … partecipazione”, ma anche, “in caso di diminuzione o perdita di detta … partecipazione”, a far “fronte al rimborso di eventuali esposizioni verso” la banca, così assumendo personalmente l’impegno ad eseguire la prestazione dovuta dal debitore principale.

Nonostante la ricostruzione operata, l’analisi della Cassazione prosegue andando ad identificare le conseguenze giuridiche per il patronnant in caso di inadempimento del debitore. Se è, dunque, scontato che il fideiussore, in caso di mancato rimborso del finanziamento, debba corrispondere al creditore beneficiario quanto dovuto dal debitore principale, nei limiti di quanto previsto dalla fideiussione medesima, ciò di certo non vale nel caso in cui sia stata rilasciata una lettera di patronage.

I Giudici, dunque, evidenziano che, nel caso di lettere di patronage aventi contenuto meramente “informativo”, di fonte all’inadempimento del debitore principale, il patronnant che ha rilasciato informazioni non veritiere durante le trattative volte alla concessione del credito in favore del patrocinato incorre in una responsabilità risarcitoria del tipo precontrattuale. Se invece il patrocinante, senza assumere un impegno diretto nei confronti del creditore, promette che il patrocinato farà fronte alle obbligazioni assunte nei confronti del creditore, rilasciando così una lettera di patronage cd. “forte”, egli, in caso di inadempimento del debitore, “è tenuto a pagare solo un indennizzo e non all’integrale adempimento della prestazione del garantito”.

Cass., Sez. I, 9 dicembre 2019, ordinanza n. 32026

Fabio Dalmasso – f.dalmasso@lascalaw.com

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