Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Fideiussione e contratto autonomo di garanzia: i differenti obblighi che ne conseguono

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 28204 del 31 ottobre scorso, ha nuovamente evidenziato i differenti obblighi gravanti in capo ai garanti che hanno sottoscritto una fideiussione e a quelli che hanno, invece, sottoscritto un contratto autonomo di garanzia.

Il provvedimento in commento è stato emesso a seguito dell’impugnazione di una sentenza della Corte d’Appello di Genova, promossa dai fideiussori di una società debitrice principale, ingiunti in ragione dell’esposizione debitoria cumulata da quest’ultima in relazione ad un conto corrente e ad un conto anticipi fatture presso il convenuto Istituto di Credito. La Corte d’Appello, oltre ad aver rigettato l’eccezione in merito alla presunta nullità del contratto per difetto di sottoscrizione da parte della Banca, ha qualificato quali “contratti autonomi di garanzia” le garanzie rilasciate dagli appellanti: in ragione di ciò a quest’ultimi è stato precluso di invocare a proprio beneficio il disposto di cui all’art. 1956 c.c..

La Cassazione ha, infatti, ribadito il principio secondo il quale i garanti in forza di un contratto autonomo di garanzia, a differenza di quelli in forza di una fideiussione, non possono opporre alcuna eccezione relativa al rapporto principale.

Nel caso di specie, l’art. 7 della fideiussione omnibus sottoscritta prevedeva che “il fideiussore è tenuto a pagare immediatamente alla banca a semplice richiesta scritta quanto dovuto per capitale, interessi, spese, tasse e ogni altro accessorio”, tenendo presente che l’inserimento in un  contratto  di Fideiussione di una clausola di pagamento a prima richiesta e senza eccezioni vale di per sé a qualificare il negozio come  contratto autonomo di garanzia… in quanto incompatibile con il principio di accessorietà che caratterizza il contratto di fideiussione“.

La qualificazione del rapporto come negozio autonomo di garanzia è soggetto ad una legge sua propria diversa da quella che regola la fideiussione e, di conseguenza, non potrà applicarsi la norma del codice civile che abilita il fideiussore a liberarsi dall’impegno assunto se il creditore, in difetto di autorizzazione e al corrente della deteriore situazione patrimoniale del debitore, abbia fatto o abbia continuato a far credito al medesimo.

Sulla scorta di tale rapporto, il garante non può opporre le eccezioni fondate sul rapporto principale, venendo meno ogni vincolo di accessorietà tra l’obbligazione del garante e quella del garantito: di conseguenza, conclude la Suprema Corte, quest’ultimo dovrà non solo adempiere senza eccezioni l’obbligazione inadempiuta del debitore principale, ma non potrà nemmeno proporre nessuna eccezione riguardo alla prova del credito.

Cass., Sez, I Civ., 31 ottobre 2019, ordinanza n. 28204 

Francesca Schiavon – f.schiavon@lascalaw.com

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