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Fideiussione conforme a schema ABI? La nullità è esclusa

La Corte d’Appello di Milano è tornata a pronunciarsi sul dibattuto tema della nullità delle fideiussioni redatte in conformità allo schema di fideiussione omnibus diffuso dall’ABI nell’ottobre 2002 e oggetto delle censure della Banca d’Italia nel 2005.

Ebbene, con la recentissima sentenza n. 2484/2020 pubblicata il 6 ottobre 2020 nell’ambito di una causa patrocinata dallo Studio, la Corte ha statuito che chi invoca la nullità derivata della fideiussione deve provare in giudizio non solo il danno subito dall’intesa collusiva anticoncorrenziale, ma anche che tale intesa perdurasse al momento della firma della fideiussione.

In particolare, si legge che “a fronte di un panorama giurisprudenziale tutt’altro che univoco su tale – in tesi, automatica- nullità derivata dell’atto “a valle” e sulle sue conseguenze (panorama nel quale sono presenti quattro distinte linee interpretative), questa Corte ritiene di aderire alla tesi secondo la quale la nullità dell’atto “a monte” non si comunica automaticamente all’atto “a valle ” se chi la deduce non prova, contestualmente, non solo il danno concretamente subito, ma anche -e soprattutto- che al momento della stipulazione dell’atto “a valle”, era perdurante l’applicazione in modo uniforme dell’intesa collusiva anticoncorrenziale “a monte” (v. Cass. 30818/2018, nella quale si legge che <il carattere uniforme dell’applicazione della clausola contestata è certamente elemento costitutivo della pretesa attorea, essendo la sua necessità pacificamente prevista nel provvedimento della Banca d’Italia su cui l’attore fonda, in buona sostanza, la sua pretesa. In quanto elemento costitutivo del diritto vantato, dunque, esso doveva essere provato dall’attore, secondo la regola generale di cui all’art. 2967 cod. civ.>”.

Sul punto nulla veniva provato da controparte, tanto più se si considera che la fideiussione oggetto del giudizio era stata rilasciata nel 2015, molti anni dopo la pubblicazione dello schema ABI oggetto di osservazioni della Banca d’Italia risalente al 2002.

In definitiva, anche se parzialmente conforme al modello ABI, la fideiussione è stata ritenuta pienamente valida dalla Corte.

Altra questione interessante affrontata dalla pronuncia in commento, che ha rigettato il reclamo avverso una sentenza dichiarativa di fallimento, è quella dell’abbreviazione dei termini di comparizione in ragione di particolari ragioni di urgenza disposta dall’art. 15, quinto comma, legge fall.

Al fine di evitare l’imminente scadenza dell’anno dalla cancellazione della società, la quale avrebbe impedito la dichiarazione di fallimento ai sensi dell’art. 10 legge fall., la Corte d’Appello ha ritenuto legittima la sensibile abbreviazione del termine di comparizione disposta dal Tribunale.

Sul punto, “seppure il termine per la comparizione sia stato all’evidenza sensibilmente abbreviato rispetto a quello ordinario, questa Corte ritiene che l’abbreviazione, incontestatamente consentita dal dettato normativo ove adeguatamente motivata, è stata giustificata dall’interesse pubblico ad una ordinata gestione della par condicio creditorum e non ha leso -in concreto- il diritto di difesa della società debitrice”.

Pertanto, viene confermato che l’imminente scadenza dell’anno dalla cancellazione della società rientra tra le particolari ragioni di urgenza che consentono l’abbreviazione dei termini di comparizione.

 Corte d’Appello di Milano, 6 ottobre 2020, n. 2484

Lodovico Dell’Oro – l.delloro@lascalaw.com

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