Amicizia tra Giudice e Curatore: incompatibilità?

Fideiussione e adempimento del terzo, i limiti all’inefficacia ex art. 44 l.f.

Con l’ordinanza in commento, è stato accolto il ricorso proposto dalla Banca avverso la sentenza con cui la Corte d’Appello di Roma aveva dichiarato inefficace il versamento effettuato dal padre del fideiussore sul conto corrente intestato alla società garantita, versamento effettuato in epoca successiva alla dichiarazione di fallimento della stessa, condannando così l’Istituto di credito alla restituzione dell’intera somma in favore della Procedura.

La Banca istante, con un unico motivo di ricorso, denunciava la violazione e falsa applicazione dell’art. 44 l.f. e dell’art. 1180 c.c., nonché l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio già oggetto di discussione tra le parti, poiché la Corte territoriale, nel ritenere che il padre, in quanto soggetto diverso dal fideiussore del conto intestato alla fallita, non potesse legittimamente estinguere un debito altrui, non avrebbe considerato che il versamento effettuato dal padre era stato effettuato a titolo di adempimento di terzo ex art. 1180 c.c. in luogo del figlio, al fine di estinguere l’obbligazione di garanzia di pertinenza di quest’ultimo.

I giudici di legittimità, nel ritenere fondato detto motivo di ricorso, hanno ribadito il consolidato orientamento della Corte di Cassazione in relazione alla possibilità, per il fideiussore, di provvedere all’adempimento del proprio debito sia in via diretta (ossia mediante versamento alla banca personalmente) che in via indiretta (cioè mediante accreditamento della somma sul conto del garantito, affinché la banca se ne giovi). La ratio sottesa a tale orientamento è che, se la dichiarazione di fallimento provoca la cristallizzazione dei rapporti facenti capo al fallito sia dal lato attivo che dal lato passivo, sicché nessun pagamento del fallito può avere efficacia nei confronti dei creditori così come nessun pagamento dei creditori effettuato a mani del fallito può avere effetto liberatorio per la parte obbligata, allora non rimane regolato dalla disciplina dell’art. 44 1. fall. il pagamento che esuli da queste finalità e sia volto invece, secondo il principio di autonomia contrattuale, a estinguere un debito verso un soggetto diverso dal fallito, seppur in maniera indiretta, vale a dire mediante accreditamento della somma sul conto del garantito dichiarato fallito perché la banca se ne giovi.

In tale prospettiva, pertanto, non è possibile affermare che il pagamento effettuato dal terzo ai sensi dell’art. 1180 c.c. sia ipso facto inefficace ai sensi dell’art. 44 l.f., secondo un’interpretazione prettamente letterale della citata giurisprudenza, ma occorre accertare se tale pagamento sia volto all’estinzione di un debito del terzo verso il fallito, e dunque violi il principio di cristallizzazione dei rapporti facenti capo al fallito, oppure intenda estinguere in via indiretta un’obbligazione nei confronti di un soggetto diverso, ossia il fideiussore, mediante accreditamento della somma dovuta sul conto del garantito dichiarato fallito.

In conclusione, nella fattispecie in esame la Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa alla Corte d’Appello di Roma per una nuova decisione.

Cass., Sez. VI Civ., 17 maggio 2019, n. 13458

Eleonora Gallina – e.gallina@lascalaw.com

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