L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Ferrovie, oltre al ritardo… la beffa

Brutte notizie per i pendolari: la prova dei disservizi della rete ferroviaria non è prova della lesione dei diritti del viaggiatore e non ne discende dunque la possibilità di vedersi risarcito il danno. È quanto stabilito dalla Terza Sezione della Cassazione con sentenza dell’8 febbraio 2019, la quale, tra l’altro richiama il principio di “un grado minimo di tolleranza” a cui cittadini e pendolari sono chiamati.

Il caso in esame ha origine dall’azione proposta da uno dei tanti pendolari esasperati dai continui ritardi, disagi e disservizi causati dalla società di trasporti. Il Giudice di Pace di Piacenza, in accoglimento della domanda, riconosceva all’attore il ristoro dei danni non patrimoniali per l’ammontare di Euro 1.000,00.

La compagnia ferroviaria ricorreva quindi in Secondo Grado di fronte al Tribunale, il quale, a riforma totale della decisione precedente, riteneva che l’attore non avesse dimostrato, e neppure allegato, il presupposto della gravità dell’offesa, necessario al fine di ritenere risarcibile il danno non patrimoniale conseguente alla lesione di un diritto costituzionalmente qualificato. Ad avviso del Tribunale, ai fini del riconoscimento del danno esistenziale, non sarebbe stato sufficiente provare i disservizi del sistema ferroviario, che integra l’inadempimento del vettore, ma sarebbe stato onere dell’attore, dimostrata questa premessa, provare che tali disservizi avevano inciso in senso negativo nella sua sfera di vita, alterandone e sconvolgendone l’equilibrio e le abitudini di vita.

La decisione veniva impugnata in Cassazione. La Suprema Corte a conferma della sentenza del giudice di seconde cure affermava che nel precedente non fosse stata raggiunta la prova in ordine alla gravità della lamentata lesione ai diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti che costituisce il presupposto per la risarcibilità del danno c.d. esistenziale.

Riprendendo una precedente decisione delle Sezioni Unite (26972/2008), la Terza Sezione Civile ha affermato che, in virtù di una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., unica norma disciplinante il risarcimento del danno non patrimoniale, la tutela risarcitoria è data, oltre che nei casi determinati dalla legge, solo nel caso di grave e seria violazione di specifici diritti inviolabili della persona e rispetto al caso in esame “sono palesemente non meritevoli di tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed ogni altro tipo di insoddisfazione concernenti gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale” e che ogni persona, inserita nel complesso sociale, deve accettare, in virtù del dovere di convivenza, “un grado minimo di tolleranza“.

Per tali motivi la domanda del pendolare non poteva essere accolta ed il ricorso veniva rigettato.

Cass., Sez. III Civ., 8 febbraio 2019, n. 3720

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

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