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Fatture: no data certa? No party!

La domanda di ammissione al passivo non può essere accolta ancorché, a sostegno del credito, vengano prodotte le fatture unitamente ai relativi documenti di trasporto, nel caso in cui questi ultimi non siano corredati da data certa.

La Corte di Cassazione, a conferma della decisione assunta dal giudice di merito, ha stabilito la possibilità di provare che una fattura sia effettivamente anteriore al fallimento, mediante la produzione dei documenti di trasporto muniti di data certa.

Come noto, la documentazione prodotta in un fallimento a supporto di un credito deve consentire al Curatore di poter verificare che la stessa si sia formata in epoca anteriore al fallimento medesimo.

Tale requisito è di norma soddisfatto mediante l’allegazione di documenti muniti di data certa.

Tuttavia, secondo l’articolo 2704 c.c., è possibile provare la data di una scrittura privata, oltre che con la registrazione, mediante ogni “altro fatto” che stabilisca in modo ugualmente certo il momento della formazione del documento.

Secondo la Cassazione, posto che l’articolo 2704 c.c. non contiene un’elencazione esaustiva di tali altri fatti, spetta al giudice di merito la valutazione, nel singolo caso, dell’effettiva sussistenza del fatto idoneo a dimostrare la data certa.

Rispetto al caso in esame, quindi, è corretta la ricostruzione del giudice dell’opposizione ove ritiene ammissibile provare l’anteriorità delle fatture rispetto al fallimento, solo se dai documenti di trasporto allegati – e ad esse inequivocabilmente riferibili – sia possibile stabilirne il momento di certa formazione.

Viceversa, afferma la Suprema Corte: “la certezza della data di una fattura, nei riguardi del curatore fallimentare, non può essere desunta dai documenti di trasporto alla medesima relativi, ove essi, a propria volta, non abbiano data certa e siano come tali inopponibili al fallimento”.

Cass., Sez. I Civ., 27 settembre 2018, ordinanza n. 1389

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

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