L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Fate silenzio o mi costerete cari!

Con la recente ordinanza la Cassazione ha risolto una questione alquanto particolare che certamente desterà l’interesse di chi abita o lavora nelle vicinanze di un locale commerciale la cui clientela, magari dopo qualche bicchierino di troppo, si lascia andare a schiamazzi eccedenti la normale tollerabilità.

Tutto ha inizio con un normale controllo di monitoraggio del territorio compiuto dalla Polizia municipale presso un bar a seguito della segnalazione ricevuta per l’eccessivo “entusiasmo” di alcuni avventori. Il titolare del locale finito nel mirino delle forze dell’ordine era peraltro recidivo essendo già stato sanzionato in tre precedenti occasioni perché, nonostante l’ora tarda, non si era in alcun modo adoperato a contenere le intemperanze dei suoi clienti che, stazionando all’uscita del bar e nelle immediate vicinanze, emettevano urla e schiamazzi tali da configurare un vero e proprio disturbo della quiete pubblica.

Nel giudizio di primo grado il titolare del bar ha visto riconosciute le sue ragioni con conseguente pronuncia di illegittimità delle ingiunzioni del Comune relative ai verbali di “accertata violazione del regolamento comunale di polizia urbana”, ma in secondo grado tutto cambia in quanto i Giudici d’appello ritengono assolutamente incontestabili le sanzioni applicate ritenendo colpevole l’esercente di non aver fatto tutto il possibile per frenare le intemperanze dei propri clienti.

Nel ricorso in Cassazione il titolare del bar contesta gli addebiti a lui mossi sostenendo di aver provveduto ad apporre cartelli informativi all’esterno del locale e ad incaricare alcuni dipendenti di controllare gli avventori per evitare eccessive manifestazioni di entusiasmo, ma per i Giudici di legittimità tale comportamento, per quanto lodevole, non è sufficiente in quanto il regolamento comunale di polizia prevede un duplice obbligo a carico del gestore dell’esercizio commerciale ovverosia “da un lato quello di sensibilizzare gli avventori e dall’altro quello di svolgere adeguata azione informativa all’interno ed all’esterno del locale”. 

In parole povere è certamente utile e meritevole di lode, sostiene la Suprema Corte, avvisare i clienti di moderare il tono della voce nel rispetto degli altri avventori o delle persone residenti e incaricare solerti dipendenti di reiterare l’invito ad un comportamento consono anche a voce, ma questo non basta ad escludere la responsabilità de titolare del locale per schiamazzi e comportamenti rumorosi molesti dentro, fuori o nelle immediate vicinanze dell’esercizio.

Perché tale esclusione di responsabilità possa configurarsi sono invece necessari altri comportamenti quali “l’aver chiamato le forze dell’ordine e l’essersi avvalso dello ius excludendi nei confronti dei clienti che non si attengono alla condotta richiesta dalla tutela della pubblica quiete”.

Insomma il povero titolare del bar, che a maggior ragione nella situazione creatasi a causa della pandemia sogna il ritorno della clientela, deve augurarsi che questa sia pacata e ben educata così da non dover essere costretto a cacciarla dal locale o a chiamare le forze dell’ordine e ritrovarsi di nuovo triste e solo!

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Cass. civ., sez. VI, 22 luglio 2021, n. 21097

Simona Longoni – s.longoni@lascalaw.com

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