Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Fase patologica del contratto: in scena la mora

Gli interessi di mora sono contrattualmente previsti per il caso di inadempimento di un obbligo ed hanno la funzione di remunerare l’istituto di credito del danno subito per effetto del ritardo ovvero del mancato pagamento (c.d. fase “patologica” del contratto).

Da quanto precede deriva come per gli interessi moratori difetti il carattere di corrispettività richiamato dall’art. 644 c.p..

Il Tribunale di Brescia, nella persona della Dott.ssa Marina Mangosi, con la recente sentenza n.1828 del 08.06.2017, sulla scorta dei predetti principi, ha rigettato le domande proposte da una società ai danni del proprio istituto di credito, aventi ad oggetto l’asserita usurarietà del tasso di interesse applicato dalla Banca.

Nel caso in esame, infatti, una società mutuataria conveniva in giudizio la propria Banca mutuante, lamentando il superamento del tasso soglia usura e chiedendo la condanna dell’Istituto di credito alla restituzione delle somme illegittimamente percepite.

La Banca, costituitasi in giudizio, chiedeva il rigetto delle pretese attore ed eccepiva l’illegittimità della modalità di calcolo del T.S.U. operata dall’attrice, posto che gli interessi di mora non possono essere computati nel TEG ai fini della verifica dell’usurarietà del rapporto.

Il Giudice ha chiarito come deve considerarsi errata, in quanto difforme alle Istruzioni della Banca d’Italia disposte ai fini della rilevazione del tasso effettivo globale ai sensi della legge sull’usura emanate dalla Banca d’Italia nel 2006, la sommatoria tra interesse corrispettivo e moratorio, atteso che gli interessi di mora e gli oneri assimilabili contrattualmente previsti, per il caso di inadempimento di un obbligo, hanno la funzione di remunerare forfettariamente l’istituto di credito del danno subito per effetto del ritardo e/o mancato pagamento delle rate e sono, pertanto, dovuti, nella sola fase “patologica” del contratto, ovvero nella sola ipotesi in cui il pagamento non venga eseguito o venga eseguito in ritardo rispetto alla scadenza pattuita, difettando, quindi, del carattere di corrispettività richiamato dall’art. 644 c.p..

Il Tribunale ha quindi rigettato la domanda dell’attrice con condanna della stessa al pagamento delle spese di lite.

Tribunale di Brescia, 8 giugno 2017, n.1828 (leggi la sentenza)

Alessandra Gambadauro – a.gambadauro@lascalaw.com

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