Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Fallimento troppo lungo? Calcola il risarcimento

Il decreto della Corte d’Appello di Napoli, oggi in commento, ha riconosciuto ai creditori ricorrenti un’equa riparazione per l’eccessiva durata di un fallimento, calcolata a partire dalla data di ammissione al passivo, poiché solo dal tale momento i creditori soffrono gli effetti dell’irragionevole durata della procedura.

Trentasette creditori ricorrevano alla Corte d’Appello al fine di veder riconosciuto il loro diritto ad un equo indennizzo a causa dell’eccessiva durata del fallimento aperto nel 1997.

Come noto, la c.d. “Legge Pinto” (legge 24 marzo 2001, n. 89) prevede e disciplina il diritto di richiedere un’equa riparazione per l’irragionevole durata di un processo, incluse le procedure concorsuali.

Proprio circa tale tema, l’orientamento costante della Suprema Corte afferma che la durata ragionevole di una procedura fallimentare può essere stimata in un massimo di sette anni in caso di procedura notevolmente complessa.

Inoltre, una recente sentenza della Cassazione (Cass. n. 21200 del 27 agosto 2018), richiamata anche dalla pronuncia in commento, ha chiarito che nel caso dei creditori concorsuali occorre avere riguardo, quale dies a quo da cui calcolare l’irragionevole durata, al decreto con il quale ciascuno di essi sia stato ammesso, in via tempestiva o tardiva, al passivo.

Infatti, solamente dal momento dell’ammissione definitiva i creditori subiscono gli effetti dell’irragionevole durata della procedura concorsuale, rimanendo per essi irrilevante la durata pregressa della procedura, alla quale sono rimasti estranei.

Ebbene, facendo corretta applicazione dei principi espressi dalla Suprema Corte, nel caso di specie il Collegio napoletano ha accertato che il fallimento è durato, dal momento dell’ammissione dei creditori ricorrenti, ben 19 anni e 7 mesi e per tale motivo ha condannato il Ministero della Giustizia a risarcire i creditori per il periodo eccedente la ragionevole durata di un fallimento (stimata in 7 anni), ossia per 12 anni e 7 mesi.

Creditori, se il fallimento in cui siete tati ammessi dura da tempo immemore, calcolatrice alla mano preparate i vostri ricorsi e aspettate il risarcimento che vi spetta.

Corte d’ Appello Napoli, 16 maggio 2020

Lodovico Dell’Oro – l.delloro@lascalaw.com

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