Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Fallimento: improcedibilità in sede ordinaria delle azioni restitutorie

Se il convenuto in revocatoria fallimentare è a sua volta sottoposto a procedura concorsuale, ex art. 24 L.F., resta competente il Tribunale che ha dichiarato il fallimento del debitore in ordine all’inefficacia dell’atto.

Le conseguenti azioni di pagamento o di restituzione competono, invece, al Tribunale che ha dichiarato il fallimento del terzo convenuto, ex art. 52 L.F..

Cassazione civile, sez. II 04 ottobre 2016, n. 19795 – Pres. Lina Matera – Est. Falabella.

Qualora il convenuto in revocatoria fallimentare sia dichiarato fallito nelle more del giudizio, le pronunce di pagamento o di restituzione, conseguenziali alla dichiarazione d’inefficacia, competono al Tribunale che ha dichiarato il fallimento del terzo, secondo le modalità stabilite per l’accertamento del passivo e dei diritti dei terzi (Cfr. Cass. 30 agosto 1994, n. 7583; Cass. 14 ottobre 1963, n. 2746).

La pronuncia di statuizioni dipendenti dall’accoglimento dell’azione revocatoria nei confronti della curatela del fallito è, quindi, inibita al Giudice che abbia pronunciato su detta azione, dovendosi attuare solo in sede di formazione dello stato passivo avanti al Tribunale che ha dichiarato il fallimento.

Invero, il Tribunale, dichiarata la propria competenza a decidere il merito della causa di revocatoria, deve limitarsi a pronunciare l’inefficacia degli atti revocabili, senza emettere condanna alla restituzione o al pagamento nei confronti del convenuto assoggettato a procedura fallimentare.

Questa tesi, cui si è, da tempo, uniformata anche la giurisprudenza di merito, è stata ribadita dalla Suprema Corte nella sentenza in commento, rappresentando il risultato del retto coordinamento di principi in apparente contrasto, mediante la interpretazione comparata degli artt. 24 e 52 della L.F. in sintonia col sistema delle procedure concorsuali e con il carattere e la funzione dell’azione revocatoria.

Inaccettabile, perché in palese contrasto con tale sistema sarebbe, viceversa, la tesi secondo la quale il credito oggetto della revocatoria proposta dal curatore, ai sensi dell’ art. 67 della L.F., e le conseguenti statuizioni di condanna, dovrebbero essere in ogni caso accertate davanti al Giudice investito dell’azione revocatoria “perché conseguenze indeclinabili della pronuncia di revoca”.

Anna Porcari a.porcari@lascalaw.com

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