Crisi e procedure concorsuali

Fallimento e prededucibilità del credito del professionista che assiste la società

Cass.,  Sez. VI, 09 settembre 2014, n. 18922

Deve ritenersi prededucibile anche il credito del professionista (commercialista o avvocato) che assiste la società nella redazione e nella presentazione dell’istanza di fallimento: la legge fallimentare, infatti, si riferisce a tutte le procedure e non soltanto al concordato preventivo. E ciò anche se l’istanza può essere proposta in proprio dal debitore”. Così si è di recente espressa la Suprema Corte (Cass. Civ. Sez. VI, n. 18922 del 09.09.2014) disciplinando una fattispecie  dubbia e diversamente interpretata negli ultimi anni.

In particolare il ricorrente, un commercialista fiorentino che aveva assistito una società nella predisposizione della domanda di fallimento in proprio, aveva chiesto l’ammissione del proprio credito, in via prededucibile, al passivo fallimentare.

Dopo un primo rifiuto da parte del Giudice Delegato, il quale aveva ammesso al passivo del fallimento il credito del commercialista come privilegiato ai sensi dell’art. 2751, c. 2, cod. civ., ma non come prededucibile, il professionista proponeva opposizione allo stato passivo ex art. 98 L.F.

Si costituiva, nel procedimento di opposizione allo stato passivo, la Curatela del fallimento contestando le ragioni dell’opponente in punto di prededucibilità del credito. In particolare, la procedura sosteneva che la predeucibilità fosse riservata ai crediti sorti durante la procedura, sotto il controllo del Giudice, non essendo possibile riconoscere tale status giuridico ai crediti relativi a prestazioni professionali rese per l’accesso spontaneo al fallimento. Per queste, infatti, “sarebbe necessaria una rigorosa prova circa la “funzionalità” dell’attività prestata dal professionista, che dovrebbe configurarsi come funzionalmente strumentale e indispensabile per l’accesso alla procedura.”

Il Tribunale di Firenze respingeva l’opposizione proposta e il commercialista proponeva, pertanto, ricorso per Cassazione.

Con tale ricorso, articolato in un unico motivo, il professionista ha lamentato la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 111 L.F., con riferimento alla ritenuta limitazione della prededucibilità ai soli crediti sorti sotto il controllo degli organi della procedura.

Sulla base del ricorso proposto e della normativa vigente, gli ermellini hanno avuto la possibilità di chiarire l’ambito di applicazione dell’art. 111 L.F., il quale, al 2° comma, enuncia che “sono considerati debiti prededucibili quelli così qualificati da una specifica disposizione di legge, e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali di cui alla presente legge; tali debiti sono soddisfatti con preferenza”. Tale articolo, viene chiarito dagli ermellini, ricomprende nel novero dei crediti prededucibili tutti quelli maturati prima dell’apertura di qualsivoglia procedura concorsuale disciplinata dalla legge fallimentare, purché funzionali al loro espletamento.

Già nel 2013 la Suprema Corte si era pronunciata con una sentenza, le cui argomentazioni sono risultate dirimenti anche nella vicenda oggetto della presente nota. Con sentenza n. 8533 dell’8 aprile 2013, la Corte aveva infatti riconosciuto la collocazione privilegiata del credito vantato da un professionista per l’assistenza prestata nella predisposizione e presentazione della domanda di transazione fiscale, funzionale all’ammissione alla procedura di concordato preventivo.

La Corte non ha dunque ritenuto di dover diversificare il trattamento del professionista che sia stato d’ausilio all’imprenditore nelle attività prodromiche e necessarie all’ammissione al concordato preventivo, rispetto al professionista che abbia assistito il debitore nella preparazione della documentazione per l’istanza di fallimento, “sebbene sia attività che possa essere svolta in proprio da quest’ultimo, ma che questo abbia scelto, per ragioni di opportunità o convenienza, di affidare a un esperto di settore”.

Viene, in altri termini, sancito il carattere generale dell’art. 111 L.F., il quale risulta essere norma applicabile alla pluralità delle procedure concorsuali.

25 settembre 2014

(Manuel Deamici – m.deamici@lascalaw.com)

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