Crisi e procedure concorsuali

Fallimento d’ufficio ed istanza presentata dal PM su segnalazione da parte del GD

Trib. Palermo, 10 aprile 2012

Recentemente il Tribunale di Palermo, con la sentenza in epigrafe, ha statuito che “non può in alcun modo equipararsi la dichiarazione d’ufficio di fallimento alla segnalazione di circostanze da cui emerge lo stato di insolvenza effettuata dal tribunale fallimentare a seguito di un procedimento per dichiarazione di fallimento estinto per desistenza dei creditori; in tale circostanza, infatti, il tribunale si mantiene in posizione di terzietà in quanto non pone in essere alcun accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, ma si limita a segnalare l’emersione di circostanze indicative dello stato di insolvenza affinché il pubblico ministero, in via del tutto autonoma, possa valutare la sussistenza dei presupposti per richiedere il fallimento.”

Nel corso del giudizio per la declaratoria di fallimento promosso dal PM nei confronti della società Gei Generalimprese s.r.l. in liquidazione, quest’ultima eccepiva l’inammissibilità del ricorso poiché  la presentazione dello stesso seguiva la segnalazione da parte del Tribunale fallimentare della circostanza d’insolvenza della società fallenda, in violazione di quanto disposto dal legislatore della riforma del 2006, che aveva inteso espungere la dichiarazione di fallimento d’ufficio dalla disciplina fallimentare.

Il Giudice di merito, autore della pronuncia in commento, rilevava l’infondatezza di tale eccezione  affrontando nella motivazione, prima facie, la questione riguardante l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento,come già detto, oggetto di novella della Riforma della disciplina fallimentare.

Ai sensi e per gli effetti del combinato disposto degli artt. 6 e 7 comma 1 n.2 L.F. il fallimento può essere dichiarato, oltre che per iniziativa del debitore o di uno o più creditori, su richiesta del Pubblico Ministero. Quest’ultimo può avanzare la richiesta di cui sopra quando l’insolvenza viene a lui segnalata dal giudice che la rileva nell’ambito di un procedimento civile.

Da ciò si desume, da una parte la mancata previsione della dichiarazione di fallimento d’ufficio e  dall’altra la necessità di individuare il novero dei procedimenti civili.

Nel caso di specie, durante un precedente procedimento pre-fallimentare, il Tribunale aveva preso atto della desistenza dei creditori istanti, concludendo per l’archiviazione del procedimento per la dichiarazione di fallimento della stessa società Gei Generalimprese s.r.l. in liquidazione. Il Giudice Delegato successivamente aveva provveduto a segnalare lo stato d’insolvenza della società appena citata al Pubblico Ministero.

Che il predetto procedimento possa ritenersi quale “procedimento civile” ex art.7 comma 1 n.2 L.F  è fatto pacifico confermato anche dalla Relazione al decreto recante riforma della disciplina delle procedure concorsuali, secondo la quale procedimento civile è anche il procedimento pre-fallimentare.

Con riguardo invece all’esclusione di una pronuncia d’ufficio, il Tribunale di Palermo, per il tramite della sentenza che qui ci occupa,  precisa che la dichiarazione di fallimento  su ricorso del  Pubblico Ministero, al quale è stato segnalato, da parte del giudice il possibile stato di insolvenza di un’impresa, rilevato in un procedimento archiviato per desistenza degli istanti, non può essere equiparata alla dichiarazione di fallimento d’ufficio.

Infatti, nel caso di specie, il Tribunale fallimentare in composizione collegiale si era limitato a constatare la rinuncia dei creditori alla declaratoria fallimentare nei confronti della Gei e non aveva neanche trasmesso gli atti di quel procedimento al PM. Solo il Giudice Delegato, giudice del procedimento civile in cui è emerso il possibile stato di decozione e che non è componente collegiale nel procedimento promosso dal PM, ha segnalato a quest’ultimo lo stato di insolvenza affinchè procedesse autonomamente alla valutazione dei requisiti richiesti per la proposizione dell’istanza di fallimento ai sensi della norma in parola. Si esclude così, peraltro, qualsiasi dubbio di sorta circa la terzietà del Giudice che ha pronunciato il fallimento.

Occorre nondimeno far presente che, in tema di dichiarazione di fallimento su proposta del PM,  la soluzione non sempre è stata univoca in giurisprudenza, sulla scorta della differente interpretazione circa l’opportunità di annoverare il procedimento pre-fallimentare tra i procedimenti civili: ex multis la Corte d’Appello di Milano nel 2007 aveva concluso per la nullità della declaratoria fallimentare, in un caso analogo, precisando che la segnalazione non proveniva da un procedimento civile poichè il suddetto procedimento pre-fallimentare non può essere considerato giudizio civile.

 (Rina Longhitano – r.longhitano@lascalaw.com)

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