Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Fallimento del terzo datore d’ipoteca: non serve l’ammissione al passivo

E’ quanto stabilito dalla Cassazione che ha ribadito l’esclusione per il creditore ipotecario della possibilità di avvalersi del procedimento di verificazione dello stato passivo  in caso di fallimento del terzo datore di garanzia reale.

In particolare, la fattispecie da cui trae origine il dispositivo in parola, riguarda il ricorso presentato da una banca avverso il decreto emesso dal Tribunale di Frosinone che, all’esito di un giudizio di opposizione allo stato passivo, aveva confermato la decisione del giudice delegato di escludere detto creditore dallo stato passivo.

Secondo il Tribunale, infatti, l’opposizione relativa al credito privilegiato non era fondata non essendo  la società fallita debitrice dell’opponente, ma mero datore di ipoteca, e, dunque, estranea al rapporto obbligatorio.

La Suprema Corte già in precedenza investita di una vicenda similare aveva fornito risposta negativa sul punto, sotto il vigore della previgente legge fallimentare (Cass. Sez. I, Sentenze nn. 1145 e 2429 del 2009), con l’affermazione del principio di diritto secondo cui “I titolari di diritti di prelazione (nella specie, d’ipoteca) su beni immobili compresi nel fallimento, e già costituiti in garanzia per crediti vantati verso debitori diversi dal fallito, non possono avvalersi del procedimento di verificazione di cui all’art. 52 legge fall., il quale non sottopone a concorso la posizione soggettiva del terzo, che non è creditore diretto del fallito, né è configurabile un’ammissione atipica al passivo, che sia circoscritta ai soli beni oggetto della predetta garanzia, valendo per la loro realizzazione in sede esecutiva, in virtù del richiamo di cui all’art. 105 legge fall., le modalità di cui agli art. 602-604 cod. proc. civ. in tema di espropriazione contro il terzo proprietario”.

A tale principio, tuttavia, gli Ermellini hanno ritenuto potersi dare continuità anche in virtù delle modifiche operate dal legislatore alla legge sopra richiamata, atteso che il riferimento ai diritti reali contenuto nel suo secondo comma, non può riferirsi ai diritti reali di garanzia costituiti dal terzo non debitore, atteso che questi si pongono al di fuori dello stato passivo fallimentare.

Il terzo, infatti, non è creditore diretto del fallito di talché, anche laddove si volesse estendere detta disposizione fino a ricomprendervi l’accertamento del diritto verso il terzo datore di ipoteca, in ogni caso si dovrebbe introdurre un anomalo contraddittorio con una ulteriore parte, ossia quella corrispondente al debitore garantito proprio dall’ipoteca data dal terzo.

Seguendo questo percorso, con la sentenza de qua, la Suprema Corte ha dunque ribadito che in tema di garanzie costituite dal terzo, in caso di fallimento dopo la costituzione della garanzia a favore del creditore non proprio, i creditori titolari di un diritto di ipoteca sui beni compresi nel fallimento, costituiti in garanzia di crediti vantati verso debitori diversi dal fallito, sono esclusi dalla possibilità di avvalersi del procedimento di verificazione dello stato passivo.

Ne consegue che, al fine di realizzare i propri diritti, essi dovranno ricorrere in sede esecutiva secondo le modalità di cui agli artt. 602 e 604 c.p.c., dettate in tema di espropriazione contro il terzo proprietario.

Cass., Sez. I, 9 febbraio 2016, n. 2540 (leggi la sentenza)

Luigia Cassottal.cassotta@lascalaw.com

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