Crisi e procedure concorsuali

Fallimento da revocare se gli interessi usurari sul conto corrente fanno slittare l’esigibilità del credito

Cass., 22 maggio 2013, Sez. I, n. 12546 (leggi la sentenza per esteso)

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 12546/2013, pubblicata in data 22/05/2013, ha statuito che deve essere revocato il fallimento della società che, medio tempore, ha fatto ricorso al fondo anti- racket istituito dalla L. n. 44/1999 (Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura).

Il giudice di legittimità ha, infatti, stabilito che, qualora l’impresa debitrice abbia chiesto i benefici previsti dalla legge anti-usura, la scadenza dei debiti contratti vengono prorogati per trecento giorni, così come previsto dall’art. 20 della citata normativa.

Nello specifico, si è osservato come la suddetta proroga produca un effetto riconducibile alla fattispecie di cui all’art. 1185, I comma, c.c., laddove prevede che il creditore non può esigere la prestazione prima della scadenza.

Ne consegue che, la pretesa creditoria del creditore è inesigibile e, quest’ultimo, è carente di legittimazione a chiedere il fallimento.

Nel caso di specie, la banca, creditore istante, aveva ottenuto nei confronti della società debitrice tre decreti ingiuntivi: due ingiunzioni di pagamento, emesse provvisoriamente esecutive, erano stato ritualmente opposte mentre l’altro decreto era divenuto definitivo ex art. 647 c.p.c..

Stante il perdurante inadempimento, la Banca depositava ricorso per fallimento e, il Tribunale di Roma, all’esito dell’istruttoria prefallimentare, malgrado la società fallenda avesse contestato l’applicazione di tassi usurai e avesse avanzato istanza di sospensione, ne dichiarava il fallimento, ritenendo ostativa alla concessione della sospensione richiesta il mancato parere del prefetto.

Contro la decisione del Tribunale, la società fallita ricorreva ex art. 18 L.F. e, la Corte di Appello, in accoglimento del reclamo proposto, revocava il fallimento. A sostegno della decisione, il giudice di seconde cure rilevava che come parere del prefetto non avesse più natura vincolante a seguito della sentenza abrogativa n. 457/2005 emessa dalla Corte Costituzionale e che i termini di scadenza delle obbligazioni, coincidenti nel caso de quo con la data di emissione dei decreti ingiuntivi, erano prorogati per la durata di trecento giorni.

Avverso la sentenza della Corte di Appello, veniva proposto ricorso per cassazione dalla curatela del fallimento nonché dal creditore ricorrente, quest’ultimo tramite ricorso di natura incidentale adesiva.

La Corte di Cassazione, ribadendo i rilievi mossi dalla Corte di Appello, si sofferma altresì sul profilo processuale della sospensione disposta ex L. n. 44/1999, stabilendo che quest’ultima costituisce un’eccezione di merito soggetta al regime preclusivo del giudicato, non proponibile dinanzi ad un titolo esecutivo che ha acquisito efficacia di giudicato.

Difatti, eventuali rilievi di usura, giustificanti il ricorso alla sospensione ex L. n. 44/99, devono essere proposte con gli specifici mezzi di impugnazione previsti dal codice di rito, posto che, l’opposizione all’ingiunzione esaurisce ogni possibile accertamento della fondatezza delle ragioni creditorie.

Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che, nella fattispecie concreta, il creditore istante non aveva eccepito tempestivamente ed espressamente, nel precedente grado di appello, la violazione dell’efficacia preclusiva ob rem judicatam del decreto ingiuntivo divenuto esecutivo ex art. 647 c.p.c. né tantomeno aveva prodotto quest’ultimo in occasione del deposito del ricorso.

Infine, quanto alla circostanza che la Corte di Appello non avrebbe tenuto conto dell’esistenza di ulteriori crediti – peraltro già ammessi al passivo – tali da comprovare ampiamente lo stato di insolvenza, la Suprema Corte ha rilevato che la ratio decidendi della revoca del fallimento non riposa sull’esistenza del solo credito della banca ricorrente, bensì sulla carenza di legittimazione di quest’ultima al ricorso per fallimento per inesigibilità del suo credito, prorogato a seguito della richiesta del beneficio anti-usura.

(Paolo Sobrini – p.sobrini@lascalaw.com)

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