Domanda ultratardiva, la Cassazione: “io non c’entro”

Fallimento e credito della banca: è sufficiente l’estratto conto?

Con l’ordinanza n. 22208 del 12 settembre 2018 la Corte di Cassazione ha affermato che: “nell’insinuare al passivo fallimentare il credito derivante da saldo negativo di conto corrente, la banca ha l’onere di dare conto dell’intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali; il curatore, eseguite le verifiche di sua competenza, ha l’onere di sollevare specifiche contestazioni in relazione a determinate poste, in presenza delle quali la banca ha a sua volta l’onere di integrare la documentazione, o comunque la prova, del credito relativamente alle contestazioni sollevate; il giudice delegato o, in sede di opposizione, il Tribunale, in mancanza di contestazioni del curatore, è tenuto a prendere atto dell’evoluzione storica del rapporto contrattuale come rappresentata negli estratti conto, pur conservando il potere di rilevare d’ufficio ogni eccezione non rimessa alle sole parti, che si fondi sui fatti in tal modo acquisiti al giudizio”.

In altri termini, la banca, per quanto riguarda i rapporti bancari come il conto corrente, deve trasmettere al curatore, ai fini dell’insinuazione al passivo del fallimento, gli estratti conto, possibilmente dall’apertura del rapporto al passaggio a sofferenza: tali documenti, secondo la Cassazione, sono sufficienti a provare l’esistenza del credito.

La banca potrebbe essere tenuta ad eventuali integrazioni documentali, ma soltanto in caso di specifiche contestazioni da parte del curatore. Questo perché sul curatore incombe il dovere di procedere ad una verifica della documentazione prodotta dalla banca e dunque di controllo delle emergenze dell’estratto conto secondo le risultanze in suo possesso.

L’ordinanza in commento si pone in linea con l’orientamento della Corte di Cassazione, già espresso con una pronuncia del 2013, dove si sottolinea che l’ammissibilità di prove atipiche, riconosciuta da giurisprudenza e dottrina, impone all’organo giudicante di tenerne conto, in considerazione dell’assoluta mancanza di contestazioni provenienti dalla curatela fallimentare (v. Cass., 8 agosto 2013 n. 19028).

Cass., Sez. I Civ., 12 settembre 2018, ordinanza n. 22208

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

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