Quando la segnalazione in Centrale Rischi è…rischiosa

Fallibilità, bilanci e prova legale: il triangolo no!

La Corte di Cassazione ha già avuto occasione di chiarire che – in tema di bilancio inteso secondo la prospettiva della legge regolatrice dell’insolvenza – il deposito dello stesso assolve ad una funzione meramente informativa, propria della “pubblicità-notizia”, che, tuttavia, risponde all’interesse di ogni utilizzatore del bilancio stesso a conoscere la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica della società (Cass. Civ. n. 6018/1988).

I bilanci degli ultimi tre esercizi che l’imprenditore è tenuto a depositare, ai sensi dell’art. 15, comma 4 L.F., sono quelli approvati e depositati nel registro delle imprese, ai sensi dell’art. 2435 c.c. (Cass. Civ. n. 13746/2017): infatti, ragioni di tutela – anche ai fini concorsuali – di coloro che siano venuti in contatto con l’impresa, fanno sì che l’esame di siffatti documenti contabili, ove non depositati o non tempestivamente depositati, possa dar luogo a dubbi circa la loro attendibilità; in tali casi, il Giudice potrà non tenere conto dei bilanci prodotti, rimanendo pertanto l’imprenditore diversamente onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità.

Nell’ambito del procedimento per la dichiarazione di fallimento, l’art. 1, comma 2 L.F. pone a carico del debitore l’onere di provare di essere esente da fallimento, così gravandolo della dimostrazione del non superamento congiunto dei parametri ivi prescritti (Cass. Civ. n. 24721/2015). Ai fini dell’assolvimento di detta prova, i bilanci degli ultimi tre esercizi costituiscono la base documentale imprescindibile ma non anche una prova legale.

In altri termini, il bilancio di esercizio costituisce sì lo strumento di prova privilegiato dell’allegazione di non fallibilità fatta dall’imprenditore – nel solo senso della sua peculiare idoneità a chiarire a livello di fattispecie concreta la situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa – ma di sicuro non una prova legale o una forma di onere esclusivo, essendo sempre possibile all’imprenditore procedere per altre vie alla dimostrazione della sussistenza dei requisiti di cui all’art. 1, comma 2 L.F. (cfr., tra le più recenti decisioni, Cass. Civ. n. 23948/2018, Cass. Civ. n. 13746/2017, Cass. Civ. n. 24548/2016).

Quanto sopra esposto trova conferma – secondo quanto già sottolineato da Corte Costituzionale n. 198/2009 – nel fatto che in materia fallimentare vi sia un ampio potere di indagine officioso in capo allo stesso Organo Giudicante, nient’affatto limitato all’avvenuta o meno produzione dei bilanci, tenuto conto, che il Tribunale, ai sensi dell’art. 15, comma 4 L.F. – dopo aver ordinato al debitore fallendo il deposito dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi nonché di atti da cui risulti una situazione economica aggiornata – può comunque chiedere informazioni urgenti ed avvalersi a tal fine di ogni Organo Pubblico a ciò competente.

In caso di assolvimento dell’onere di produzione, il bilancio di esercizio, al pari degli altri mezzi di prova, risulta quindi soggetto alla disposizione dell’art. 116 c.p.c. e, di conseguenza, deve essere valutato “secondo il prudente apprezzamento” del Giudice rispetto alla sua attendibilità nella presentazione dei dati contabili.

Cass., Sez. I Civ., 23 novembre 2018, n. 30516

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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