A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Estinzione per infruttuosità: leggere il futuro non è mai stato così semplice!

In tema di espropriazione immobiliare la peculiare ipotesi con cui viene disposta la chiusura anticipata del processo esecutivo, contemplata dall’art. 164 bis. Disp. Att. c.p.c., va disposta a seguito di vane applicazioni o tentativi senza successo (purché motivati) dei vari istituti processuali tesi al raggiungimento del  migliore risultato  in termini di vendita del bene espropriato, sulla base di un giudizio prognostico che faccia presumere al giudice dell’esecuzione che il bene sia di fatto ed in concreto  invendibile oppure che la somma che si potrebbe ricavare dalla vendita ristori solo in minima ed irrisoria parte i crediti azionati, consentendo solo la copertura dei costi della procedura sostenuti e riconosciuti in prededuzione ai sensi dell’art. 2770 c.c.

Il principio in commento è stato ribadito da ultimo nella recente sentenza della Cassazione.

Il primo luogo la Suprema Corte afferma che scopo precipuo del processo esecutivo, in quanto stabilito dal nostro ordinamento, è quello di assicurare una tutela giurisdizionale effettiva del creditore ed eventuali interessi di altre parti contrastanti (quali l’interesse del debitore a contenere un eventuale disagio) non vengono presi in considerazione dalla legge (a differenza di quanto può avvenire in altri ordinamenti).

Resta salvo il diritto del debitore così come delle altre parti alla regolarità nello svolgimento del processo esecutivo ed alla partecipazione ad esso.

Un tale principio si giustifica nell’ottica di ripristinare il diritto del creditore, violato dall’inadempimento del debitore.

Ad opinione della Cassazione, pertanto, il processo esecutivo trova la sua ragione d’essere e quindi (ragionando a contrario) anche il proprio limite di validità nell’efficienza di assicurare un risultato utile ai creditori attraverso la trasformazione coattiva in denaro dei beni del debitore oggetto di esecuzione.

Da un simile principio viene da sé che il processo esecutivo che non garantisca e non soddisfi questi criteri di efficienza debba per ciò stesso essere interrotto anticipatamente (ed in questo si giustifica la previsione del 164 bis disp. Att. c.p.c.) se sulla base di elementi strettamente oggettivi si possa dedurre in maniera rigorosa ed il più possibile certa che il processo in futuro non potrà più assicurare efficienza e soddisfazione ai creditori.

Cass., Sez. III, 10 giugno 2020, n. 11116

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

La revoca del decreto cautelare emesso inaudita altera parte, determina la caducazione con effetto e...

Diritto Processuale Civile

Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

Il professionista delegato, in virtù dei poteri di delega ex art. 591 bis c.p.c., può assegnare al...

Diritto Processuale Civile

A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Il pignoramento presso terzi promosso dal creditor creditoris per un credito, già azionato nell’a...

Diritto Processuale Civile

X