Se non superi il test(e), l’eccezione deve essere tempestiva

Estinzione della divisione, il reclamo non va considerato

Il provvedimento di estinzione per inattività delle parti nel giudizio di divisione del bene oggetto di esecuzione forzata, pur avendo la forma dell’ordinanza, ha i caratteri sostanziali della sentenza; pertanto non sarà soggetta a reclamo, ma impugnabile mediante instaurazione del giudizio di appello.

Questo è il principio enunciato dalla Corte di Cassazione con la Sentenza n. 20977 del 23 agosto 2018.

Il Tribunale di Roma, nell’ambito di una procedura esecutiva immobiliare promossa su un bene indiviso, disponeva procedersi alla divisione giudiziale del cespite pignorato, ordinando a tal fine la sospensione della procedura.

L’instaurato giudizio di divisione, di seguito interrotto per decesso di una delle parti, veniva successivamente riassunto dall’attore, il quale tuttavia ometteva di notificare il relativo atto ai creditori ipotecari rimasti sino a quel momento contumaci. Il Tribunale di Roma, ritenuto come non correttamente integrato il contraddittorio, dichiarava con ordinanza l’estinzione della procedura per inattività delle parti.

Avverso il suddetto provvedimento veniva promosso appello avanti alla Corte di Appello di Roma che, tuttavia, ritenuto come erroneo il mezzo di impugnazione adottato, dichiarava inammissibile il gravame. Secondo la Corte il mezzo di gravame corretto sarebbe stato il reclamo dinnanzi al Collegio ai sensi dell’art. 630 c.p.c.

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul principale motivo di ricorso a sostegno dell’erroneità della dichiarazione di inammissibilità dell’appello, ha ritenuto fondato il motivo e ha accolto il ricorso.

Il giudice di legittimità ha infatti ricordato che il giudizio di divisione, seppur instaurato in seno al procedimento esecutivo, ha natura autonoma rispetto alla procedura esecutiva immobiliare, trattandosi di un giudizio ordinario di cognizione finalizzato alla dichiarazione di scioglimento della comunione insistente sul bene indiviso pignorato.

Ne consegue che la disciplina applicabile ai due procedimenti è diversa, di talché anche il mezzo di gravame esperibile avverso l’ordinanza di estinzione per inattività delle parti diverge, applicandosi in tal caso la disciplina di cui all’art. 307 c.p.c., nell’ipotesi di omessa o mancata tempestiva riassunzione a seguito di interruzione del giudizio di divisione, e quella di cui all’art. 630 c.p.c., in caso di omessa riassunzione o prosecuzione del processo esecutivo.

Del resto, rileva la Corte nel caso di specie, non trattandosi di un’ipotesi di mancata riassunzione dell’azione esecutiva entro il termine a seguito della definizione del giudizio di divisione (in tal caso il provvedimento di estinzione sarebbe stato soggetto a reclamo ai sensi dell’art. 630 c.p.c.), ma di omessa riassunzione di un giudizio di divisione interrottosi per decesso di una delle parti, la norma da applicare è quella di cui all’art. 307 c.p.c. a prescindere dal nomen iuris del provvedimento oggetto di impugnazione.

Cass., Sez. III Civ., 23 agosto 2018, ordinanza n. 20977

Jessica Cammarano – j.cammarano@lascalaw.com

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