Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

Esito pericoloso delle analisi cliniche: ospedale responsabile per omessa comunicazione

Questo quanto sancito dalla Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi su una domanda di risarcimento dei danni subiti in conseguenza della morte del proprio congiunto.

Nel caso di specie, l’ente ospedaliero aveva omesso di comunicare al proprio paziente il risultato delle analisi cliniche cui si era sottoposto, nonostante i valori evidenziassero un imminente pericolo di vita del paziente, il quale infatti decedeva tre giorni dopo.

Sia il giudice di merito che la corte d’Appello rigettavano la domanda, ritenendo insussistente un obbligo di comunicazione urgente degli esiti dell’accertamento in capo all’azienda sanitaria, in quanto non prevista da alcuna specifica norma.

La Cassazione, invece, accoglieva il ricorso, statuendo che la circostanza per cui il paziente si fosse rivolto all’ospedale per essere sottoposto ad analisi cliniche basta per ritenere concluso tra le parti il cd. contratto di spedalità. Ad uno specifico obbligo di prestazione della struttura ospedaliera corrisponde, infatti, un correlato dovere di protezione del paziente, nel quale rientra una tempestiva ed immediata attivazione in presenza di una evidente situazione di pericolo di vita.

Naturalmente, non qualsivoglia situazione di alterazione dei dati clinici comporta un obbligo di attivazione da parte della struttura. Diverso il caso, invece, in cui si è in presenza di un’alterazione tanto grave da mettere in pericolo la vita stessa del paziente, poiché un’immediata segnalazione al paziente o al medico curante ne possa, sul piano probabilistico, scongiurare il conseguente esito letale. In tale ipotesti, infatti, il ritardo nella comunicazione costituisce violazione dell’art. 1176, secondo comma, del codice civile.

Cass., Sez. III Civ., 19 gennaio 2018, n. 1251

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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