Diritto dell'Esecuzione Forzata

Esito negativo degli esperimenti di vendita ed estinzione atipica delle procedure esecutive

Con la recente ordinanza del 23 gennaio scorso il Tribunale di Napoli ha stabilito che, allorquando a seguito delle reiterata diserzione delle vendite giudiziarie  fissate dal professionista delegato, la cui naturale conseguenza è l’irrisorietà dei prezzi posti a base delle stesse, deve dichiararsi l’improcedibilità del processo espropriativo.

La pronuncia in esame, in particolare, fa propri due principi: quello costituzionalmente garantito della ragionevole durata del processo e quello di “necessaria utilità” dell’espropriazione nello specifico caso in cui, dopo una serie di tentativi di vendita, nulla lasci prevedere un esito positivo dell’attività di vendita forzosa.

A tale conclusione erano giunti anche il Tribunale di Roma – Sez. Dist. di Ostia con ordinanza del 9 maggio, seguito dal Tribunale di Belluno il 3 giugno successivo e, proprio in quell’occasione, era stato rilevato come le decisioni si ponessero in contrasto con quanto stabilito dalla giurisprudenza di legittimità: la S.C., infatti, non riconosce né al rispetto del principio della ragionevole durata del processo, né alle responsabilità che derivano alla giurisdizione dalla gestione dei processi eccessivamente lunghi, l’idoneità a determinarne comunque l’estinzione anticipata. La Cassazione, infatti, con la sentenza n. 27148/2006 ha disposto che “non è legittimo un provvedimento di cd. estinzione atipica fondato sulla improseguibilità per “stallo” della procedura di vendita forzata e, quindi, sulla inutilità o non economicità sopravvenuta del processo esecutivo”.

Ma tant’è: attraverso l’esame con le pronunce richiamate sembra proprio che i magistrati propendano maggiormente verso l’applicazione, seppur in via residuale, dell’art. 586, prima parte c. 1 c.p.c., che prevede la possibilità di sospendere la vendita allorquando il prezzo sia notevolmente inferiore a quello giusto e che stabilisce che il Giudice sia tenuto a presidiare il principio della durata ragionevole del processo esecutivo e della sua necessaria utilità; ciò al fine di evitare che lo scopo prefissato dal legislatore venga palesemente frustrato dalla prosecuzione di un’esecuzione infruttuosa, vanamente costosa e, dunque, complessivamente antieconomica per lo stesso ceto creditorio.

20 febbraio 2014

(Giuliana Bano – g.bano@lascalaw.com)

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