Contenzioso finanziario

Esistenza del danno e risarcibilita’ dello stesso nel caso di negoziazione di strumenti finanziari il cui emittente e’ stato posto in amministrazione straordinaria

Con sentenza n. 27875/2013 (depositata in data 12 dicembre 2013), la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata sulla risarcibilità del danno patrimoniale subito da parte dell’investitore nel caso di negoziazione di titoli obbligazionari emessi da società, in seguito posta in Amministrazione Straordinaria.

Il motivo di doglianza posto all’attenzione della Suprema Corte da parte dell’investitore attiene alla pronuncia di inesistenza del danno risarcibile, valutata dalla Corte d’Appello di Bari, sulla base del presupposto per cui non sussisterebbe alcuna solidarietà passiva tra l’intermediario finanziario e la società emittente, considerato peraltro che “era ipotizzabile che in sede di riparto un qualche rimborso delle obbligazioni era ipotizzabile a favore degli obbligazionisti”, di talché “la mancata definizione di tale situazione escluderebbe l’esistenza del danno non essendo certo se l’investitore possa recuperare in tutto od in parte il proprio investimento”.

La Corte di Cassazione, ripercorrendo i principi dettati in tema di responsabilità solidale per inadempimenti di contratti diversi intercorsi tra ciascuno di essi e il danneggiato, giunge ad affermare che, nel caso di responsabilità derivante da inadempimento ad obblighi informativi tra intermediario finanziario e cliente, qualora il cliente lamenti l’insolvenza dell’emittente gli strumenti finanziari negoziati, non sussistete ipotesi di litisconsorzio necessario e, conseguentemente, “ogni responsabile citato in separato giudizio risponde per l’intero danno, salvo il diritto di una eventuale rivalsa” (si legge in sentenza che “Questa Corte ha affermato che quando un medesimo danno è provocato da più soggetti, per inadempimenti di contratti diversi, intercorsi rispettivamente tra ciascuno di essi e il danneggiato, tali soggetti debbono essere considerati corresponsabili in solido, non tanto sulla base dell’estensione alla responsabilità contrattuale della norma dell’art 2055 cod, civ, dettata per la responsabilità extracontrattuale, quanto perché, sia in tema di responsabilità contrattuale che di responsabilità extracontrattuale, se un unico evento dannoso è imputabile a più persone, al fine di ritenere la responsabilità di tutte nell’obbligo risarcitorio, è sufficiente, in base ai principi che regolano il nesso di causalità ed il concorso di più cause efficienti nella produzione dell’evento (dei quali, del resto, l’art, 2055 costituisce un’esplicitazione), che le azioni od omissioni di ciascuno abbiano concorso in modo efficiente a produrlo (Cass 7618/10; Cass 23918/06; Cass 7404/12)”).

Dunque, considerato che, nel caso di azione risarcitoria intrapresa da parte dell’investitore nella negoziazione di titoli obbligazionari, il danno deve essere individuato nella differenza tra quanto corrisposto per l’acquisto e controvalore dei titoli alla data di proposizione della domanda giudiziale (cfr Cassazione civile, Sez. I, 29 dicembre 2011, n. 29864), non sussiste incertezza in merito alla risarcibilità del danno, “restando comunque a carico dell’intermediario fornire la prova di un eventuale parziale pagamento da parte dell’Amministrazione Straordinaria”.

Da ultimo, la sentenza in commento ribadisce l’esclusione della possibilità di rinvenire nel caso di negoziazione di strumenti finanziari l’esistenza di un “conflitto di interessi” qualora l’operazione di acquisto dei titoli sia avvenuta in “contropartita diretta” e ciò in quanto la “la negoziazione in contropartita diretta costituisce uno dei servizi d’investimento al cui esercizio l’intermediario è autorizzato, al pari della negoziazione per conto terzi… Essa perciò naturalmente rientra tra le modalità con le quali l’intermediario può dar corso ad un ordine di acquisto o vendita di strumenti finanziari impartitogli dal cliente, e tanto basta ad escludere che l’esecuzione di un siffatto ordine in conto proprio da parte dell’intermediario configuri, di per sé sola, un’ipotesi di annullabilità dell’atto in forza degli artt 1394 o 1395 cc, (Cass 28432/11)”.

Tuttavia, potrebbe sussistere un’ipotesi di “conflitto di interessi” nel caso in cui l’intermediario finanziario detenga, tramite propria controllata, una parte dei titoli, con l’effetto conseguente per cui “il collocamento di quest’ultima società era finalizzato anche ad una parziale riduzione della esposizione nei confronti delle banche”.

16 dicembre 2013

(Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com)

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