Crisi e procedure concorsuali

Esenzione ex art. 67, comma III lett. a), L.F.: definizione di “pagamenti nei termini d’uso” e onere della prova

Trib. Salerno, 18 giugno 2013, n. 1559 (leggi la sentenza per esteso)

I pagamenti nei termini d’uso di cui alla lettera a) del terzo comma dell’articolo 67 L.F. sono quelli eseguiti con mezzo fisiologico ed ordinario ed altresì effettuati non necessariamente nei tempi previsti dal regolamento negoziale accettato dalle parti ma nei tempi in concreto utilizzati dalle parti nel corso dell’intero rapporto tra loro esistente

La mancata dimostrazione (da parte del convenuto nel giudizio di revocatoria fallimentare) della sussistenza tanto dell’impiego di un mezzo fisiologico ed ordinario quanto dell’aderenza (non ai tempi previsti dal regolamento negoziale accettato dalle parti ma) ai tempi utilizzati nelle concreta pregressa specifica attività commerciale intercorrente tra le parti porta quindi alla revocabilità dei pagamenti

L’art. 67, comma III lett. a), L.F. stabilisce che non sono soggetti all’azione revocatoria i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini d’uso.

Un atto solutorio compiuto nei termini d’uso non può pertanto essere revocato anche qualora sussista in capo ad una parte la conoscenza dello stato di insolvenza dell’altra parte.

La nozione di “termini d’uso” ha sempre ingenerato un po’ di confusione sia in dottrina che in giurisprudenza.

Attualmente in giurisprudenza è in fase di consolidamento un orientamento, cui ha aderito il Tribunale di Salerno nella sentenza in commento, secondo il quale per pagamenti nei termini d’uso s’intendono i pagamenti eseguiti con un mezzo fisiologico ed ordinario ed effettuati non nei tempi previsti dal regolamento negoziale accettato dalle parti ma nei tempi utilizzati nella concreta pregressa specifica attività commerciale.

Tale definizione è stata formulata tenendo in considerazione lo scopo dell’esenzione di cui all’art. 67, comma III lett. a), L.F., che è quello di salvaguardare la certezza dei rapporti giuridici in situazione di “normalità” negoziale, la quale deve avere come punto di riferimento esclusivamente le modalità utilizzate abitualmente nei pagamenti dai contraenti in questione.

In tale ottica, dunque, non sono revocabili, i pagamenti relativi a forniture rientranti nella corrente conduzione dell’azienda a condizione che vengano eseguiti con le medesime modalità e nelle stesse tempistiche adottate nelle pregresse relazioni commerciali intrattenute tra le parti, e, quindi, anche pagamenti compiuti con il medesimo ritardo precedentemente tollerato dall’altra parte oppure eseguiti con bonifico bancario contestuale alla consegna della merce o con assegni postdatati.

Stando così le cose, la prova che la parte convenuta in giudizio di revocatoria fallimentare deve raggiungere per l’applicazione dell’esenzione ex art. 67, comma III lett. a), L.F. è duplice:

1)     utilizzo di un mezzo di pagamento ordinario e consueto;

2)     rispetto dei tempi utilizzati in concreto nell’intero rapporto contrattuale esistente tra le parti.

In caso contrario, l’atto sarà revocabile ai sensi dell’art. 67 L.F. (ovviamente laddove sussistano i presupposti oggettivi e soggettivi richiesti dalla normativa).

(Francesca Fumagalli – f.fumagalli@lascalaw.com)

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