La parte deve partecipare personalmente alla mediazione

Esecuzione sospesa: chi ha interesse a introdurre il giudizio di merito?

”In caso di avvenuta sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c., atteso l’effetto estintivo sulla procedura esecutiva conseguente alla mancata introduzione del giudizio di merito, l’interesse concreto ed attuale ai sensi dell’art. 100 c.p.c. per introdurre il giudizio di merito si pone in capo al creditore il quale altrimenti subirebbe l’effetto estintivo del pignoramento.”

Questo è quanto stabilito dalla sentenza del Tribunale di Salerno.

La questione giuridica trae origine da un pignoramento presso terzi, avverso il quale l’esecutato proponeva opposizione ex art. 615 c.p.c. eccependo, in primo luogo, l’avvenuta prescrizione dell’asserito credito e chiedendo poi il risarcimento dei danni patiti atteso il discredito che stava subendo agli occhi del datore di lavoro, terzo pignorato.

Il Giudice dell’esecuzione, ritenendo fondate le eccezioni sollevate dall’opponente, accoglieva l’istanza di sospensione e fissava un termine per l’introduzione del giudizio di merito che veniva avviato dallo stesso debitore al fine di ottenere una pronuncia definitiva sulla prescrizione del credito ed il risarcimento dei danni.

In tale giudizio, tuttavia, la domanda attorea veniva dichiarata inammissibile e ciò in quanto, ex art. 100 c.p.c.,  secondo il giudicante, non sussisteva un interesse ad agire del debitore: la declaratoria di inammissibilità aveva infatti inciso sulla stabilizzazione degli effetti ottenuti in sede sospensiva e aveva portato inevitabilmente all’estinzione del pignoramento. Al debitore sarebbe stato riconosciuto un interesse ad avviare il giudizio di merito solo nel caso in cui non fosse stata accolta la domanda di sospensione ex art 624 c.p.c..

Quindi ,nel caso di specie, l’unico soggetto interessato all’introduzione del giudizio di merito sarebbe stato il creditore, il quale – non agendo – avrebbe subito l’estinzione del pignoramento.

Giova segnalare che parte della giurisprudenza di merito (ex multis Tribunale Bari, sentenza del 21/11/2019) ha adottato un orientamento contrario alla pronuncia in esame, riconoscendo che l’interesse del debitore alla introduzione del giudizio di merito e, dunque, ad ottenere una pronuncia di mero accertamento del diritto di credito, pur configurandosi come “astratto” dal punto di vista formale, non lo sia dal punto di vista sostanziale.

Secondo tale orientamento il debitore avrebbe infatti diritto di vedere accertata, in modo definitivo, l’inesistenza delle pretese vantate dal creditore procedente, sì da scongiurare che in futuro possano essere predisposte nuove azioni esecutive nei suoi confronti.

Trib. Salerno, 17 giugno 2020, n. 1448

Stefania Pasi – s.pasi@lascalaw.com

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