Pignoramento delle rate di conversione? Da oggi è realtà

Esecuzione per rilascio, quali rimedi ha il terzo proprietario dell’immobile?

Il terzo proprietario di un bene, che intenda contestare una pronuncia di rilascio coattivamente eseguita contro altri, può tutelare il proprio diritto con opposizione ordinaria e non con opposizione all’esecuzione.

Questo è il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione nella recente sentenza in commento.

Nel caso di specie, una Diocesi incardinava un’esecuzione immobiliare contro M., in forza di una sentenza di condanna restitutoria pronunciata per la risoluzione di un comodato precario. Il terzo D. si opponeva all’esecuzione rilevando di aver acquistato la proprietà dell’immobile da M., antecedentemente alla formazione del titolo esecutivo ottenuto dalla Diocesi. Il Tribunale e la Corte d’Appello accoglievano l’opposizione e la Diocesi ricorreva quindi avanti alla Corte Cassazione.

La Corte di legittimità, in ossequio all’orientamento già consolidatosi sul punto, ha dato continuità al principio secondo cui il terzo legittimato all’opposizione ordinaria ex art. 404 c.p.c. non può proporre opposizione ad un’esecuzione che sia stata promossa sulla base di un titolo giudiziale formatosi “inter alios”.

Tuttavia, qualora l’esecuzione del titolo si estenda al di fuori dell’oggetto previsto nella statuizione giudiziale, il terzo può avanzare opposizione nelle forme dell’art. 619 c.p.c. quale soggetto la cui posizione risulta effettivamente intaccata dall’esecuzione.

Quanto sopra può essere meglio compreso se si considerano i diversi strumenti giuridici previsti dagli articoli 404 c.p.c. e 619 c.p.c.

L’opposizione di terzo ordinaria ex art. 404 c.p.c., infatti, è un mezzo d’impugnazione straordinario, mediante il quale il terzo può fare valere i suoi diritti riguardo ad una pronuncia divenuta definitiva tra altre parti, mentre l’opposizione all’esecuzione, diretta o di terzo, è invece un rimedio contro gli errori concernenti l’esecuzione, che non riguardano il titolo; sicché l’opponente non può servirsene per contestare il contenuto del titolo giudiziale.

Se così non fosse, vi sarebbe una sovrapposizione di strumenti di tutela e l’opposizione all’esecuzione finirebbe col divenire un rimedio impugnatorio, in contrasto con la sua funzione e con il principio generale dell’onere del gravame, secondo cui le opposizioni esecutive non possono utilizzarsi per far valere pretese criticità riferibili al titolo.

Questo spiega perché nell’esecuzione per consegna o rilascio, avviata in forza di sentenza resa tra altri, ove l’opponente lamenti una lesione del proprio diritto che gli deriva non già da un errore sorto nel procedimento esecutivo, bensì direttamente dalla sentenza che ha già accertato una situazione giuridica soggettiva pretesamente incompatibile con quella da lui vantata, quest’ultimo non può proporre l’opposizione all’esecuzione, ma deve invece impugnare il provvedimento stesso con l’opposizione di terzo ordinaria.

Nel caso di specie il terzo, per contestare il titolo in forza del quale era stata incardinata l’esecuzione immobiliare dalla Diocesi, proponeva opposizione all’esecuzione anziché proporre opposizione di terzo ordinaria e, pertanto, la Corte di Cassazione ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata.

Cass., Sez. III Civ., 20 novembre 2018, n. 29850

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

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