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Esecuzione forzata e prelazione legale: c’è compatibilità?

Il Tribunale di Foggia ha chiarito che i trasferimenti degli immobili destinati all’edilizia residenziale pubblica di cui alla l. 24 dicembre 1993, n. 560, i quali avvengono in seno alla procedura esecutiva, non sono soggetti all’esercizio del diritto di prelazione previsto in favore degli Istituti autonomi case popolari dall’art. 20 della medesima legge.

La vicenda trae origine da una procedura esecutiva per espropriazione immobiliare avente ad oggetto un immobile pervenuto al dante causa del debitore esecutato in forza di contratto di cessione di alloggio di edilizia residenziale pubblica a norma della l. 24 dicembre 1993 n. 560.

Nell’ambito della predetta procedura, si è posto il problema di verificare se l’Istituto autonomo case popolari potesse esercitare, in caso di vendita dell’immobile, il diritto di prelazione previsto dall’art. 20 della citata legge.

Nell’analisi della fattispecie, il Tribunale pugliese ha rilevato la laconicità del dettato normativo ed ha ritenuto necessario integrare la disciplina attraverso la ricostruzione dell’istituto della prelazione, in particolare della prelazione legale.

In linea generale, il Giudicante ha osservato come la prelazione costituisca una limitazione all’autonomia negoziale (costituzionalmente garantita dagli artt. 2, 41 e 42 Cost.) che incide sulla libertà di scelta del contraente e, come tale, deve essere interpretata restrittivamente.

Fatta questa premessa, il Tribunale ha chiarito come la prelazione legale non sia necessariamente incompatibile con una vendita coattiva e ha suggerito che si potrebbero superare eventuali situazioni di incompatibilità, ad esempio, attraverso la notifica – da parte del Professionista Delegato – al prelazionario del prezzo di vendita a base d’asta

Tuttavia, continua il Giudice, “questa modalità rischierebbe di frustrare il meccanismo competitivo proprio della vendita forzata e previsto a garanzia del ceto creditorio, il quale vede così realizzato il diritto, anche questa costituzionalmente garantito, all’effettività della tutela giurisdizionale”.

Alla luce di tali considerazioni, il Tribunale ha affermato una strutturale incompatibilità tra l’esercizio della prelazione legale e la vendita forzata, atteso che l’esercizio del diritto di prelazione deve necessariamente presuppore una vendita volontaria.

Di conseguenza, non è possibile applicare l’illustrato diritto di prelazione ai trasferimenti coattivi derivanti da esecuzione forzata, poiché, essendo la prelazione un limite all’autonomia negoziale, essa presuppone l’esercizio della stessa, che invece manca nella vendita coattiva.

Trib. Foggia, 20 febbraio 2021

Chiara Calì – c.cali@lascalaw.com

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