Diritto dell'Esecuzione Forzata

Esecuzione forzata per rilascio di immobile: effetti sul terzo occupante e rimedi esperibili

Cass., 2 settembre 2013, Sez. III, n. 20053 (leggi la sentenza per esteso)

La Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 20053 resa il 2 settembre scorso, ha statuito che nel caso in cui un bene immobile sia detenuto da un soggetto terzo  rispetto a quello passivo dell’esecuzione per rilascio, e detto terzo non sia in possesso di valido titolo opponibile al creditore procedente, anch’esso sarà da considerarsi quale soggetto passivo dell’azione; pertanto, non potrà che subire tutti gli atti di esecuzione.

La questione sulla quale si sono pronunciati i Giudici di legittimità trae origine da una vicenda esaminata in prima battuta dal Tribunale di Mantova, innanzi al quale veniva proposta opposizione ex art. 615 c.p.c. avverso l’esecuzione per rilascio dell’immobile da parte della convivente del locatario l’abitazione.

Se i Giudici di Mantova, ritenendo che il titolo esecutivo non fosse eseguibile, sono giunti a dichiarare l’inesistenza del diritto a procedere ad esecuzione forzata per rilascio, la Terza Sezione della S.C. è pervenuta all’esatto capovolgimento della decisione.

Per la Cassazione, nel caso di specie, è stata determinante la circostanza che l’uomo già occupasse senza titolo l’appartamento oggetto di controversia per cui, ritenuta la sussistenza del diritto del procedente di agire in via esecutiva ai fini della riconsegna della casa, l’effetto non poteva non riverberarsi sulla terza occupante.

Nel corpo della sentenza, in particolare, si legge come la condanna al rilascio sprigiona effetti non soltanto nei confronti del diretto destinatario della censura, ma anche avverso il terzo o allorquando risulti essere un occupante senza titolo, o se il titolo in base al quale si trova nelle detenzione dell’immobile abbia diretta derivazione da quello del condannato.

E dunque: la sentenza che ordina il rilascio di un immobile deve essere fatta valere come titolo esecutivo anche nei suoi confronti, al fine precipuo di consentire l’adeguamento della situazione di fatto alla situazione di diritto discendente dalla sentenza  di condanna.

Il terzo, per far valere le proprie eventuali ragioni, potrà fruire di 2 opzioni: agire ex art. 615 c.p.c qualora intenda sostenere di avere titolo autonomo, non pregiudicato dalla sentenza di condanna al rilascio, ossia procedere ex art. 404 c.p.c., c. 2, nell’ipotesi di un titolo sì derivante da quello del convenuto, ma in presenza di una sentenza che sia frutto di collusione tra procedente ed originario possessore, e quindi in pregiudizio palese dei propri diritti.

(Giuliana Bano – g.bano@lascalaw.com)

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