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Esecuzione forzata in forma specifica: chi rompe non paga!

I danni derivanti dall’esecuzione forzata in forma specifica non possono essere posti a carico del creditore procedente, qualora l’ufficiale giudiziario abbia operato attuando correttamente il provvedimento del giudice.

In tal senso si è recentemente pronunciata la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9280 dell’11 aprile 2017.

Secondo quanto previsto dall’art. 612 c.p.c., chiunque voglia procedere con l’esecuzione forzata di una sentenza di condanna per la violazione di obblighi di fare o non fare deve chiedere al giudice, in seguito alla notifica del precetto, l’emissione di un’ordinanza, impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., con cui sia nominato l’ufficiale giudiziario competente a procedere, nonché eventuali ausiliari dello stesso, in caso di inadempienza del soggetto obbligato, e in cui siano indicate le modalità dell’esecuzione, ovvero, sia stabilito come debba essere eseguito ciò che illegittimamente non è stato fatto o debba essere distrutto ciò che illegittimamente è stato fatto. È preclusa, infatti, al creditore la possibilità di specificare la prestazione indicata nel titolo che deve essere eseguita dal debitore.

Il caso di specie riguarda la richiesta di risarcimento danni, derivanti dalle opere poste in essere per l’esecuzione forzata di una sentenza, avanzata dai proprietari di un immobile condannati ad eliminare l’illegittimo scolo delle acque piovane. I ricorrenti sostenevano che i lavori effettuati non erano stati eseguiti a regola d’arte e con le opportune cautele, considerato che l’ufficiale giudiziario si era limitato a far chiudere la pluviale con un tappo di cemento, impendendo il deflusso delle acque, ma provocando l’allagamento dell’immobile di loro proprietà.

La pronuncia della Corte che ha escluso l’ingiustizia del danno subito dai ricorrenti si fonda sul principio di diritto contenuto nell’art. 612 c.p.c., stando al quale l’esecuzione degli obblighi di fare e non fare deve svolgersi in perfetta aderenza e nei limiti del dettato del titolo esecutivo, senza estendersi alla realizzazione di opere ulteriori non previste dal titolo stesso o dall’ordinanza, anche se necessarie o opportune a tutela dei diritti dell’esecutato, qualora questi abbia la facoltà e, quindi, il dovere di provvedervi direttamente.

Pertanto, nel caso di specie, gli obbligati avrebbero dovuto attivarsi tempestivamente, al fine di realizzare un sistema alternativo e legittimo di scolo delle acque, che avrebbe impedito l’allagamento dell’immobile, non potendo pretendere, anche perché non prevista nell’ordinanza di cui all’art. 612 c.p.c., che tale attività fosse posta a carico del creditore procedente.

Cass., Sez. III Civile, 11 aprile 2017, ordinanza n. 9280 (leggi l’ordinanza)

Sara Raimondi – s.raimondi@lascalaw.com

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