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Esecuzione dei beni in comunione: con quale mezzo si può promuovere opposizione?

Nella sentenza in commento, il Tribunale di Bari ha affrontato la questione relativa al mezzo di impugnazione da promuovere, in termini di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. ovvero di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., per contestare una procedura esecutiva eseguita su quote ideali di beni rientranti nella comunione legale tra coniugi.

Nel caso di specie, il debitore esecutato avanzava, successivamente all’udienza ex art. 569 comma II c.p.c., opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. deducendo, tra le altre argomentazioni, la nullità dei pignoramenti perché eseguiti dal creditore procedente sulla quota parte di beni rientranti nella comunione legale, in violazione del principio che impedisce di individuare quote ideali tra coniugi e che impone invece di pignorare per intero i beni in comunione.

La creditrice procedente, contestando ogni deduzione avversaria, eccepiva che tale nullità doveva essere fatta valere mediante opposizione ex art. 617 c.p.c., anziché ex art. 615 c.p.c., con la conseguente inammissibilità per tardività.

Atteso che con l’opposizione all’esecuzione si contesta il diritto di promuovere l’esecuzione, mentre con l’opposizione agli atti esecutivi si contestano i vizi formali e processuali dei singoli atti dell’esecuzione, il Tribunale pugliese affermava che il debitore opponente contestava la validità di un atto del processo esecutivo (il pignoramento). Sicché, trattandosi di opposizione agli atti esecutivi, questa doveva essere promossa nei termini stringenti di decadenza di venti giorni dal compimento dell’atto impugnato o, in caso di atti prodromici alla vendita (tra cui il pignoramento), entro il termine di fase previsto dall’art. 569 comma II c.p.c.

Il Tribunale di Bari, riprendendo il condivisibile orientamento della Corte di Cassazione, aggiungeva che le situazioni invalidanti, che si producono successivamente all’ordinanza di autorizzazione alla vendita, possono essere fatte valere nel corso del processo esecutivo, mediante opposizione agli atti esecutivi anche dopo detta ordinanza, in deroga all’art. 569 c.p.c., solo quando impediscono la realizzazione dello scopo del processo, ossia l’espropriazione del bene pignorato per la soddisfazione dei creditori; ogni altra situazione invalidante invece deve essere eccepita con opposizione agli atti esecutivi entro i termini di decadenza previsti dall’art. 569 c.p.c.

A fronte di tale assunto, il Tribunale affermava che il vizio lamentato dalla debitrice opponente  avrebbe potuto inficiare la validità del pignoramento, non essendo stato pignorato il bene nella sua interezza (principio recentemente riaffermato dalla Suprema Corte n. 6230/2016), tuttavia tale vizio non era comunque idoneo ad impedire, nel caso di specie, che il processo esecutivo conseguisse il risultato tipico di soddisfazione dei creditori poiché, a seguito della riunione dei pignoramenti eseguiti pro quota nei confronti di ciascun coniuge, era stata disposta a suo tempo la vendita dei beni staggiti nella loro interezza.

Da ultimo, il Tribunale osservava che, successivamente alla sanatoria della nullità dei pignoramenti per il superamento del termine di fase, era intervenuto il fallimento di uno dei coniugi, che aveva determinato lo scioglimento della comunione legale e la conseguente rimozione di ogni astratto impedimento giuridico alla realizzazione dell’esecuzione forzata.

Alla luce delle predette osservazioni, il Tribunale di Bari dichiarava l’inammissibilità dell’opposizione, condannando la debitrice esecutata al pagamento delle spese di lite.

Tribunale di Bari, 18 novembre 2016 n. 5955

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

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