Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Esecutato fallito? Efficace l’ordinanza di assegnazione somme

La Suprema Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società che aveva azionato il proprio credito a mezzo di un pignoramento presso terzi, ottenendo l’ordinanza di assegnazione delle somme; successivamente, però, una delle terze pignorate presentava opposizione ex art. 617 cpc adducendo un’assegnazione eccedente alla misura stabilita dall’art. 546 cpc nonché l’inesigibilità di parte del credito assegnato.

Nelle more del giudizio di opposizione interveniva il fallimento della società debitrice esecutata, con conseguente interruzione del giudizio poi riassunto da parte della curatela fallimentare. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, adito, aveva deciso la causa ritenendo che l’intervenuto fallimento dell’esecutato avesse fatto venir meno la materia del contendere nell’opposizione di terzo ma, soprattutto, aveva ritenuto che la procedura esecutiva opposta dovesse ritenersi improcedibile e caducata l’ordinanza di assegnazione somme sulla scorta del seguente ragionamento – poi censurato dalla Suprema Corte: il giudice di primo grado aveva ritenuto che la procedura esecutiva non fosse giunta alla sua naturale conclusione con l’emanazione dell’ordinanza di assegnazione ma che, in assenza dell’effettivo pagamento da parte del terzo assegnato, la stessa dovesse ritenersi ancora pendente; pertanto, la sopravvenuta dichiarazione di fallimento dell’esecutato doveva comportare la dichiarazione di improcedibilità della procedura esecutiva e la caducazione della relativa ordinanza.

La Corte ha accolto il ricorso proposto dalla società pignorante avverso la sentenza di primo grado e, richiamando numerosi precedenti in merito, ha chiarito che l’ordinanza di assegnazione delle somme, emessa a conclusione di una procedura esecutiva presso terzi, impone “una cessione coattiva del credito e conclude l’esecuzione” mentre il momento dell’effettivo pagamento non può considerarsi un atto dell’esecuzione ma un negozio giuridico con cui il terzo assegnato adempie un’obbligazione che preesisteva all’esecuzione stessa. La Corte ha, inoltre, chiarito, che “l’ordinanza di cui all’art. 553 c.p.c. ha lo scopo di produrre una cessione coattiva del credito e dunque di mutare il soggetto attivo. Si tratta d’un atto che se adottato, come nel caso di specie, prima del fallimento, non risente degli effetti di quest’ultimo, perché non costituisce un pagamento.” L’ordinanza di assegnazione delle somme, pertanto, non perde la sua efficacia neanche se, successivamente alla sua emanazione, l’esecutato è dichiarato fallito; al più la dichiarazione di fallimento travolgerà eventuali pagamenti effettuati in ottemperanza dell’ordinanza ma successivamente all’apertura della procedura fallimentare. In tal senso la Corte conclude che “Soltanto se e quando il terzo pignorato, dopo la dichiarazione di fallimento del debitore esecutato, dovesse adempiere la propria obbligazione nelle mani del creditore assegnatario, potrà eventualmente sorgere il problema di stabilire se tale pagamento sia efficace, ai sensi dell’art. 44 l. fall.” spettando al Curatore fallimentare esperire le ordinarie azioni a tutela della massa.

Cass., Sez. III, 5 giugno 2020, n. 10820

Michela Crestani – m.crestani@lascalaw.com

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