Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Esdebitazione del fallito e riscossione dei debiti IVA: la Cassazione chiama in aiuto la CGUE

In tema di fallimento, l’esdebitazione del fallito di cui agli artt. 142 e 143 L. fall. è applicabile anche ai debiti IVA, non contrastando con l’art. 4, par. 3, TUE e con gli artt. 2 e 22 della Direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977 (cd. “Sesta Direttiva”), in materia di sistema comune di imposta sul valore aggiunto”.

Questo il principio di diritto enunciato dalla Suprema Corte con sentenza del 10 febbraio – 6 giugno c.a., con la quale è stato rigettato il ricorso promosso dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, che ne ha rigettato l’appello, confermando l’illegittimità della cartella di pagamento di debiti IVA e IRAP per l’anno di imposta 2003 al socio illimitatamente responsabile di una società di persone, fallita, e beneficiario dell’istituto dell’esdebitazione ex artt. 142-143 L.F.

Ebbene sì, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che l’esdebitazione del fallito non fosse opponibile ai propri crediti. E ciò, ovviamente, in assenza di qualsivoglia appiglio normativo rinvenibile all’interno della Legge Fallimentare.

Prima di emettere il suesteso principio di diritto, però, la Corte di Cassazione ha ritenuto necessario e dirimente sottoporre un quesito pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sostanzialmente chiedendo se l’applicazione della normativa nazionale di cui agli artt. 142 e 143 L.F. fosse impedita dall’art. 4, paragrafo 3, TUE e dagli artt. 2 e 22 della Direttiva EU 77/388 in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari.

Tale quesito risulta pregiudiziale in quanto, qualora la normativa interna fosse stata in contrasto con i principi dell’ordinamento europeo, allora quest’ultimo avrebbe dovuto prevalere e, di conseguenza, la forza estintiva del decreto di esdebitazione sarebbe stata certamente ridimensionata.

La normativa europea in materia di debiti IVA e quella interna relativa all’esdebitazione del fallito persona fisica sono in contrasto?

La Corte di Giustizia Europea ha risposto negativamente (cfr. sentenza del 16 marzo 2017, C-493/15), richiamando il noto precedente del 7 aprile 2016 reso nella Causa C-546/14 “Degano Trasporti”, nell’ambito del quale è stato rimarcato che “la libertà degli Stati membri nell’utilizzare i mezzi a propria disposizione al fine di garantire il prelievo IVA nei rispettivi territori è limitata dall’obbligo di assicurare l’effettiva riscossione delle risorse proprie dell’Unione”. Sulla base di tale limitazione, però, la Corte ha rilevato che il quadro sovranazionale non osta alla dichiarazione di inesigibilità dei debiti IVA conseguente alla concessione dell’esdebitazione.

Ciò in quanto l’esdebitazione, come noto, viene concessa in presenza di rigidi requisiti, soggettivi (art. 142, comma 1, L.F.) e oggettivi (art. 142, comma 2, L.F.).

L’esdebitazione e, quindi, la sussistenza di entrambi i suddetti requisiti, invero, è congeniata in modo tale da non poter in alcun modo contrastare – secondo la Corte di Giustizia – con “l’obbligo degli Stati membri di garantire il prelievo integrale dell’IVA nel loro territorio nonché la riscossione effettiva delle risorse proprie dell’Unione” (cfr. sentenza del 7 aprile 2016 reso nella Causa C-546/14 “Degano Trasporti”).

A parere di chi scrive, d’altro canto, la Suprema Corte non sarebbe potuta giungere a conclusioni diverse se non facendo prevalere l’obbligo di riscossione su tutti i principi sottesi all’introduzione dell’istituto dell’esdebitazione (anch’esso di matrice unitaria). Una diversa conclusione, invero, avrebbe significato assoggettare perpetuamente alla propria responsabilità patrimoniale il debitore, impedendone, di fatto, il discharge e il fresh start, punti cardine dell’esdebitazione e, in qualche modo, dell’evoluzione economica del Paese. 

L’esdebitazione del fallito, invero, oltre ad essere una grande conquista per il diritto fallimentare italiano è stata introdotta proprio sulla scia di altre legislazioni europee (e non) e dell’impulso unionale “che proprio sull’esdebitazione insiste nel crinale fra la Raccomandazione della Commissione 2014/135/UE del 12 marzo 2014 alla Direttiva Europea 2019/1023”.

Linda Frisoni Bianchi – l.frisoni@lascalaw.com

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