Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Esclusione delle quote sociali dalla liquidazione del patrimonio

Il Tribunale di Reggio Emilia con decreto del 5 febbraio scorso (est. Niccolò Stanzani Maserati), ha escluso le quote sociali intestate al sovraindebitato dalla procedura di liquidazione.

Nel caso in esame, si tratta di una società artigiana composta dal debitore – sottoposto alla procedura di liquidazione del patrimonio per sovraindebitamento – e dal fratello, la cui capacità reddituale dipende esclusivamente dall’apporto lavorativo dei due soci.

Il valore delle quote, quindi, anche nel caso in cui venissero messe sul mercato per la vendita, sarebbe pari a zero.

I dividendi relativi a tali quote, d’altro canto, risultano essere l’unica fonte di reddito per il sostentamento del sovraindebitato e della di lui famiglia.

Il Tribunale adito, quindi, ha richiamato il contenuto dell’art. 14-ter L. 3/2012, il quale prevedere che la liquidazione abbia ad oggetto tutti i beni del debitore con la sola eccezione di quelli indicati nel sesto comma ossia: a) i crediti impignorabili ex art. 545 cpc; b) i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, pensioni, salari e ciò che il debitore guadagna con la sua attività, nei limiti di quanto occorra al mantenimento suo e della sua famiglia indicati dal giudice; c) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto disposto dall’articolo 170 del codice civile; d) le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.

Con un’interpretazione orientata alla luce della ratio che ispira l’intero impianto normativo della legge n. 3/2012 ossia il favor debitoris il Tribunale si è quindi determinato a ritenere che le quote sociali della s.r.l. da cui deriva il sostentamento del debitore ben possono rientrare tra le eccezioni contemplate dal sesto comma lettera b) dell’art. 14-ter sopra menzionato (e come richiamato anche dall’art. 14-quinques, comma 2, lettera f) L. 3/2012), al fine di consentire al debitore di continuare a percepire un reddito che gli permetta di mantenere sé e la propria famiglia.

Infine, in un’ottica anche di contemperazione degli interessi in gioco nella procedura il Tribunale ha ritenuto ammissibile la previsione, formulata dal debitore in sede di istanza di apertura della liquidazione, relativa al suo impegno di devolvere alla procedura stessa gli eventuali utili eccedenti l’importo mensile stabilito dal giudice per il suo sostentamento familiare (eccedenza quantificata dal debitore in circa 200 euro mensili).

Michela Crestani – m.crestani@lascalaw.com

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