Contenzioso finanziario

Esclusione della responsabilità dell’intermediario finanziario nel caso di negoziazione di polizza index linked

Trib. Milano, 24 novembre 2015, n. 13208 (leggi la sentenza)

Con recente sentenza (n. 13208 pubblicata in data 24.11.2015) il Tribunale di Milano ha avuto modo di pronunciarsi nel giudizio intrapreso da parte della contraente di un contratto assicurativo di tipo index linked, nel quale sono stati convenuti sia la Banca intermediaria, sia la Compagnia emittente.

In particolare, la cliente deduceva la pretesa nullità del contratto in quanto, in base alle stesse condizioni contrattuali detto prodotto assicurativo era stato prefigurato dalla Compagnia solo per le persone di età tra i 18 e gli 80 anni.

La contraente, invece, alla data di sottoscrizione del contratto aveva superato la soglia degli 80 anni.

Il Giudice osserva che “a norma dell’art. 1418 c.c., il vizio della nullità del contratto ricorre quando manchi uno dei suoi elementi essenziali, di cui all’art. 1325 c.c., quando sia contrario a norme imperative, oppure quando la nullità è comminata da una specifica disposizione di legge. Nel caso di specie non ricorre nessuna di tali ipotesi: parte attrice ha infatti lamentato la violazione di una regola prudenziale che la Compagnia si era imposta evidentemente per ridurre il rischio morte del contraente e quindi il pagamento anticipato dell’indennizzo”.

Con tale modificazione al regolamento contrattuale, di cui all’appendice prodotta, la Compagnia aveva assunto un rischio ben più elevato, a favore della contraente stessa, dal momento che “la limitazione era [pertanto] nell’interesse della Compagnia e non del contraente”.

Inoltre, l’attrice assumeva l’invalidità del contratto in quanto asseritamente prevista una “clausola vessatoria, in base al quale la Compagnia “non offre alcuna garanzia di capitale o di rendimento minimo”, di modo che “il pagamento delle prestazioni dipende dalle oscillazioni del parametro di riferimento e dalla solvibilità del soggetto emittente/garante””.

L’adito Tribunale ha escluso l’invalidità di tale previsione che “deve invece essere riguardata alla luce della natura finanziaria del contratto ed è tipica espressione di essa” ed “infatti, le prestazioni erano collegate al valore di un’obbligazione strutturata, a sua volta associata all’andamento di un paniere di 3 indici azionari. Sotto il profilo finanziario, attesa la natura della parametrazione, era normale l’assenza di garanzia circa la reddività dell’investimento, fermo restando che invece era fornita la garanzia di un valore minimo di rimborso a scadenza”.

Il Giudice, successivamente ad una complessa attività peritale, ha escluso che vi fosse responsabilità risarcitoria alcuna da parte delle agenzie specializzate, alle quali veniva imputato il fatto di aver colposamente ignorato o sottovalutato elementi di fatto dei quali avrebbero dovuto tener conto ai fini dell’emissione e della rettifica del rating attribuito all’emittente.

In particolare (lasciando al lettore l’esame completo della analisi compiuta in sentenza), viene posto sotto la lente d’ingrandimento la coerenza (o meno) del rating attribuito tempo per tempo dalle società convenute alle obbligazioni emesse da Lehman Brothers Holdings Inc. e da Lehman Brothers Treasury Co. B.V. a partire dall’1.1.2007.

Sono stati considerati, in particolar modo, 1) le fluttuazioni di valore degli immobili unitamente all’andamento di incagli, insolvenze e procedure esecutive sui mutui ipotecari nel mercato immobiliare (oggetto del settore principale dell’attività dell’emittente); 2) l’andamento della quotazione azionaria dell’emittente; 3) il prezzo dei credit default swap collegati all’emittente e 4) i dati emergenti dal bilancio consolidato ed alle relazioni trimestrali della capogruppo Lehman Brothers Holdings Inc., depositati a partire dal 1/1/2006.

Il Tribunale riconosce un inadempimento delle agenzie di rating, ritenute responsabili di non aver esaminato coerentemente tutti gli elementi noti sul mercato, facendo affidamento su elementi estranei (quali ad esempio il salvataggio da parte del Governo Statunitense).

Tuttavia, è esclusa l’esistenza di un nesso causale, in quanto “per imputare in concreto una responsabilità alle agenzie convenute per errori commessi nella determinazione del rating, tuttavia, il singolo investitore non può limitarsi a richiamare genericamente il valore suggestivo di ogni giudizio di rating ma deve dimostrare di aver tenuto conto dello specifico rating assegnato una determinata agenzia nel compimento della propria individuale scelta di investimento”.

Per quanto concerne la responsabilità attribuita al Consorzio PattiChiari – dopo aver compiuto un approfondito esame del ruolo assunto da quest’ultimo nell’ambito della iniziativa – è stato accertato che “in nessun caso i titoli hanno registrato un VaR giornaliero superiore o pari allo 0,625%”, sottolineando peraltro come alcuni degli investitori – che avevano negoziato titoli poi esclusi dal consorzio prima del cross default dell’emittente – non avevano disposto la vendita degli strumenti finanziari, così dimostrando l’insussistenza di un nesso causale.

2 dicembre 2015

Paolo Francesco Bruno p.bruno@lascalaw.com

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