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Esclusa la correzione dell’errore materiale contenuto nella sentenza se implica un’attività volitiva

E’ quanto di recente confermato dalla Prima Sezione Civile della Suprema Corte, la quale, in tema di correzione degli errori materiali, escludendo l’ammissibilità del procedimento in caso di sostituzione dell’intero testo del provvedimento, ha cassato la sentenza impugnata.

La motivazione, precisa la Corte, risiede nel “carattere “necessario” dell’elemento mancante e da inserire”, cosicché “è ammessa la correzione integrativa con riguardo a qualsiasi errore, anche non omissivo, che derivi dalla necessità di introdurre nel provvedimento una statuizione obbligatoria consequenziale a contenuto predeterminato, ovvero una statuizione obbligatoria di carattere accessorio, anche se a contenuto discrezionale”.

Nel caso di specie, invece, l’errore è “tale da coinvolgere in toto il “testo-sentenza”, non potendo pertanto parlarsi di “mero errore materiale, ma di vizio che si riflette sulla portata concettuale e sostanziale della decisione” (..) venendo in rilievo un’inammissibile attività volitiva, che esula dalla nozione di errore materiale correggibile ai sensi degli artt. 287 c.p.c. e ss”.

Pertanto, la Corte,  in conformità all’orientamento già espresso (Cass. 31 maggio 2011, n. 12035), ha negato il rimedio della correzione laddove il “Giudice, nel redigere la sentenza, all’epigrafe pertinente abbia fatto seguire uno “svolgimento del processo”, i “motivi della decisione” ed un dispositivo afferenti una diversa controversia (..), neppure ove si deduca la mera sostituzione del file relativo”.

Alla luce delle suesposte considerazioni, si può pertanto senz’altro affermare, ancora una volta, l’inammissibilità del procedimento di cui agli art.li 287 e ss. c.p.c. per correzioni volte ad incidere sul contenuto concettuale della decisione.

Cass., Sez. I, 12 febbraio 2016, n. 2815

Alessandra Palermoa.palermo@lascalaw.com 

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