Attento a come quereli, il falso va provato!

Erronea applicazione del giudicato interno

Alcuni medici fiorentini, iscritti a corsi di specializzazione, proponevano ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Firenze che rigettava la richiesta volta ad ottenere un’adeguata remunerazione (diritto riconosciuto dalle direttive n. 75/362/Cee e n. 75/363/Cee), confermando la sentenza del Giudice di prime cure emessa nel 2005.

Il Tribunale di Firenze respingeva, per intervenuta prescrizione quinquennale, la domanda proposta, nei confronti dello Stato Italiano, per ottenere il riconoscimento dell’adeguata remunerazione degli specializzandi fiorentini.

Nelle more del giudizio di appello si è, però, verificato un mutamento dell’orientamento interpretativo con le sentenze gemelle n. 10813, 10814, 10815 e 10816 del 2011.

Tali sentenze, in particolare, hanno riconosciuto natura contrattuale alla domanda risarcitoria degli specializzandi con la conseguenza che i termini di prescrizione sono decennali e non quinquennali come asserito nel 2005 dal Tribunale di Firenze.

La Corte d’Appello di Firenze, dunque, decideva la causa applicando la giurisprudenza inaugurata dalle richiamate sentenze gemelle del 2011 e, quindi, avallava il principio secondo cui l’inadempimento statuale aveva natura contrattuale e non extra contrattuale.

Tuttavia la Corte stessa, nell’erronea convinzione che su tale aspetto si fosse formato un giudicato interno, confermava la sentenza del Giudice di primo grado e rigettava il ricorso, sostenendo che sulla questione della prescrizione quinquennale si fosse formato giudicato.

Alla luce di ciò, la Corte di Cassazione con sentenza n. 3539/2017 rileva che la Corte d’Appello fiorentina, avallata tale qualificazione, avrebbe dovuto trarne tutte le implicazioni conseguenti e non sovrapporvi, sotto il pretesto del giudicato interno, un termine di prescrizione ad essa non conforme, quale quello quinquennale.

Per tale motivo la Corte di Cassazione con la sentenza in commento accoglie il ricorso.

Cass., Sez. III, 10 febbraio 2017, n.3539 (leggi la sentenza)

Maria Rosaria Carfora – m.carfora@lascalaw.com

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