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Errata indicazione dell’I.S.C.: è davvero un rischio?

In un contratto di mutuo, l’eventuale errata indicazione dell’indicatore sintetico di costo (I.S.C.) non ha rilievo, nel caso in cui sia chiaramente determinato il tasso di interesse corrispettivo.

Questo il principio enunciato dal Tribunale di Palermo nell’ordinanza del 20 febbraio, con la quale, rigettando le richieste della parte attrice, viene chiarito quale sia la funzione propria dell’I.S.C.

Nel caso in commento, gli attori lamentano l’illegittima pattuizione ed applicazione di interessi corrispettivi al rapporto scaturito dal contratto di mutuo dagli stessi stipulato. In particolare, in base alla loro ricostruzione, l’indicazione di un I.S.C. inferiore rispetto a quello effettivo comporterebbe l’indeterminatezza del tasso di interesse pattuito, con conseguente applicazione del tasso sostitutivo di cui all’art. 117 T.U.B.

Come osservato dal Giudice, la parte mutuataria non contesta che il tasso di interesse pattuito sia superiore al c.d. tasso soglia vigente al momento della stipulazione del contratto, ma che l’errata indicazione dell’I.S.C. comporterebbe l’indeterminatezza del tasso convenzionale.

Sul punto, ritiene il Tribunale “che non ha rilievo, ove sia chiaramente determinato il tasso di interesse corrispettivo, l’errata indicazione dell’ISC, che ha la sola funzione di rappresentare con un unico dato numerico il costo effettivo del finanziamento, che si può, tuttavia, ricavare dall’indicazione di tutte le altre voci”.

Prosegue l’ordinanza evidenziando come l’indicazione dell’I.S.C. non venga prevista quale requisito essenziale del contratto a pena di nullità, avendo soltanto la funzione di strumento meramente informativo.

Deve, pertanto, concludersi che la sola funzione dell’I.S.C. sia quella di indicare, con un unico dato numerico, il costo effettivo del finanziamento.

Tribunale di Palermo, ordinanza del 20 febbraio 2019

Nicolò Izzi – n.izzi@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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