Successioni

Erede nel possesso dei beni ed atti che configurano l’accettazione dell’eredità ai sensi dell’art. 476 c.c..

Trib. Roma, 15 febbraio 2014 (leggi la sentenza per esteso)

In tema di successioni per causa di morte, segnatamente in materia di accertamento dell’accettazione tacita dell’eredità, si segnala l’interessante pronuncia in epigrafe recentissimamente emanata dal Tribunale di Roma.

La sentenza in commento, se non può ritenersi innovativa, certamente porta nuova acqua (dopo Cass. Civ. n. 14666/2012 e n.18534/2007) all’arido terreno di indagine rispetto agli elementi costitutivi l’accettazione ex art. 476 c.c..

Nel caso sottoposto al Magistrato Romano, l’istituto bancario Alfa conveniva in giudizio i figli del de cuius Tizio e Caia, chiedendo fosse accertata e dichiarata, previa apertura della successione del loro genitore, l’intervenuta accettazione tacita dell’eredità da parte dalla sola Caia.

A suffragio della domanda, l’attrice deduceva che il de cuius aveva acquistato un appartamento sito in Roma, immobile caduto nell’asse ereditario, accollandosene la quota di mutuo gravante sul compendio.

Successivamente al decesso del dante causa, la Banca notificava atto di precetto a Caia – che appariva essere unica erede – per il pagamento delle rate di mutuo non corrisposte.

A seguito della notifica dell’atto, la Sig.ra Caia versava un acconto a garanzia della buona esecuzione di un piano di rientro successivamente non rispettato.

Alla luce di quanto sopra, l’istituto di credito incardinava una procedura esecutiva immobiliare sull’immobile de quo, giudizio che tuttavia veniva sospeso dal Giudice dell’esecuzione non risultando trascritta la successione del defunto in capo al figlio Tizio.

Tornando al procedimento che qui occupa, nonostante l’esito positivo delle notifiche dell’atto introduttivo, entrambi i figli del de cuius non si costituivano in giudizio e venivano dichiarati contumaci.

Nella pendente causa interveniva poi il Condominio Beta, a sua volta creditore di Caia per oneri condominiali relativi al citato immobile, che allo stato risultava perfino concesso in locazione a terzi.

Sulla base della documentazione versata in atti dall’attrice e dall’intervenuto Beta, il Tribunale accoglieva la domanda della Banca ritenendo che la Sig.ra Caia avesse “compiuto una serie di atti che presuppongono necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede”.

Ciò sulla scorta del fatto che la convenuta, successivamente al decesso del padre, risultava: 1) avere sempre gestito ed occupato l’immobile in discorso, pagandone le relative rate di mutuo; 2) concesso in locazione l’immobile medesimo riscuotendone il relativo canone di locazione; 3) transatto con la Banca anche se in seguito non aveva più rispettato l’accordo; 4) corrisposto oneri condominiali e partecipato attivamente alle relative assemblee condominiali ad es. contestando capitoli di spesa e addirittura proponendo opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto da Beta per i detti oneri.

Nella parte motiva della sentenza, il Giudice Capitolino ha ritenuto in definitiva acclarato che tali atti -posti in essere dalla Sig.ra Caia –  “non possano considerarsi come soli atti gestori di natura meramente conservativa che il chiamato all’eredità è abilitato a compiere anche prima dell’accettazione, espressa o tacita che sia, ai sensi dell’art. 460 c.c..”.

Difatti, soggiunge il Magistrato, non può considerarsi “amministrazione temporanea” quella che conduce la Sig.ra Caia dalla morte del padre, consistente appunto nella riscossione dei canoni di locazione, nel pagamento delle spese condominiali e partecipazione alle relative assemblee, nonché addirittura alla sottoscrizione di accordi transattivi.

A ciò si aggiunga che la contumace, opponendo il decreto ingiuntivo emesso su richiesta del Codominio, non negava la propria qualità di erede, limitandosi alla mera contestazione delle spese asseritamente non dovute.

Dipartendo dalle evidenze di cui sopra, il Tribunale di Roma ha ritenuto che configura un’accettazione tacita dell’eredità il comportamento dell’erede che, trovandosi nel possesso dei beni del defunto, compia atti che presuppongono necessariamente la sua volontà di accettare e che, soprattutto, non avrebbe il diritto di compiere se non nella qualità di erede.

18 marzo 2014

(Giangiacomo Ciceri – g.ciceri@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Se il chiamato all’eredità ha provveduto al pagamento di un verbale per alcune violazioni stradal...

Successioni

Per i debiti del de cuius verso il il proprio avvocato rispondono, di norma, gli eredi che pagherann...

Successioni

Vado a stare da papà

La Corte di Cassazione ha sottolineato come la nullità del legato per indeterminatezza del legatari...

Successioni

X