Diritto Processuale Civile

Elementi costitutivi della novazione

Cass., 26 giugno 2013, Sez. VI, n. 16050 (leggi la sentenza per esteso)

Con l’ ordinanza n. 16050, depositata il 26 giugno 2013, la Corte di Cassazione è nuovamente intervenuta in tema di “novazione oggettiva”, ribadendo che un’obbligazione può dirsi “novata” allorquando vi sia, tra le parti, l’animus novandi, ovvero la palese volontà delle parti di estinguere la precedente obbligazione al fine di darne vita ad una nuova, l’aliquid novi, inteso come mutamento sostanziale dell’oggetto o del titolo della prestazione, oltre al comune interesse all’effetto novativo o “causa novandi”. Nella fattispecie oggetto del giudizio, la parti avevano sottoscritto un preliminare di compravendita, nel quale veniva stabilito che la promissaria acquirente, già effettiva locataria dell’immobile in virtù di contratto precedentemente sottoscritto, avrebbe continuato a corrispondere i canoni sino alla stipula dell’atto pubblico definitivo.

Sottolinea sul punto la Corte come semplici modificazione dell’originaria obbligazione contrattuale, attinenti nel caso di specie al differimento della scadenza, debbano essere ricondotte nell’alveo delle modificazioni accessorie ex art 1231 c.c., e non in quello ben più articolato della novazione oggettiva, mancando del tutto i requisiti necessari affinchè questa si configuri. Ciò vale a dire, con riferimento al preliminare di compravendita intervenuto tra le parti,  che deve essere esclusa ogni connotazione attinente alla novazione del rapporto in essere, trattandosi solo di mere pattuizioni accessorie. Occorre da ultimo evidenziare il consolidato orientamento secondo cui  “l’accertamento che su tali tre elementi (volontà, causa ed oggetto del negozio) compia il giudice di merito è incensurabile in cassazione, se adeguatamente motivato (Cass. 9.3.2010 n. 5673; Cass. 9.3.2010 n. 5665; conf. Cass. 26.2.2009 n. 4670)”.

(Andrea Visaggio – a.visaggio@lascalaw.com)

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