A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Nomina amministratori e registro Imprese

Con l’ordinanza n. 30542 del 26 novembre 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che, in caso di revoca assembleare dell’amministratore di una società a responsabilità limitata e contestuale nomina del nuovo amministratore, spetta in capo a quest’ultimo – e non più al primo – il potere di rappresentanza della società.

Nel dettaglio, la fattispecie che la Corte si è trovata ad affrontare ruota intorno alla presentazione di un’istanza di fallimento di una società a responsabilità limitata, avvenuta per il tramite di un soggetto che aveva dichiarato di rivestire la carica di amministratore unico e legale rappresentante della società. Il tutto, nonostante il fatto che colui che aveva agito fosse in realtà già stato deposto da tale carica, in quanto revocato dall’assemblea dei soci pochi giorni prima con contestuale nomina del nuovo amministratore e legale rappresentante della società.

Facendo ricorso ai comuni principi della materia negoziale, la Cassazione ha sottolineato come “il contratto di amministrazione produce, di per sé, effetti dal momento della sua conclusione; così come la revoca prende effetto, per sé, non appena venga comunicata all’amministratore che la subisce. Questa regola vale, in linea di principio, anche per quella parte del rapporto di amministrazione che (in addizione a quella gestoria) è costituita dalla funzione rappresentativa”.

A ben vedere, infatti, l’art. 2448 c.c. attribuisce all’iscrizione nel registro delle imprese efficacia meramente dichiarativa, e non costitutiva: in altri termini, questa ha il solo scopo di rende un determinato fatto opponibile ai terzi, secondo i principi generali in materia di pubblicità legale di cui all’art. 2193 c.c..

Per tal ragione, ha concluso la Corte nella propria ordinanza, “la fattispecie di presentazione dell’istanza di fallimento in proprio non risulta proporre profili di opponibilità della nomina e della revoca dell’amministratore, che abbia la rappresentanza della società, nei confronti di soggetti terzi: soggetti, questi, in realtà neppure identificabili, al di là dell’indistinto riferimento a quanto estraneo alla società istante il proprio fallimento”.

A conclusioni diverse si sarebbe potuto pervenire nell’ipotesi in cui l’amministratore revocato avesse compiuto un atto di natura negoziale. In tal caso, infatti, sarebbero potuti prevalere i principi della pubblicità dichiarativa, con la conseguente necessità di provare l’ effettiva conoscenza da parte dei terzi del mutamento dell’amministratore e rappresentante legale della società, così da poterne poi disconoscere l’operato.

Cass., Sez. I Civ., 26 novembre 2018, n.30542

Matteo Marciano – m.marciano@lascalaw.com

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