Crisi e procedure concorsuali

Effetti sostanziali delle vendite fallimentari

– di Andrea Penta, Il Fallimento, n. 10/10 pag. 1142.

La Corte di Cassazione con la pronuncia 14760/2010 (leggi la massima e la sentenza per esteso) ha affrontato la questione dell’applicabilità anche in sede fallimentare delle norme di cui agli artt. 2912 – 2929 cod. civ., ovvero in tema di esecuzione forzata.
In dottrina vi è chi concorda sulla natura coattiva anche di tali vendite in quanto si deve prescindere dalla forma adottata, sottolineando che la garanzia per fallito e creditori sta nella pubblicità e nella trasparenza nonché nel carattere competitivo della procedura, piuttosto che in vincoli formali e procedurali.
Ciò premesso, la statuizione in esame ha ripreso una risalente pronuncia della stessa Corte (Cass. 17 febbraio 1995, n. 1730) la quale ha ritenuto, in sede di vendita fallimentare, che l’offerta di acquisto del partecipante alla gara costituisca il presupposto negoziale dell’atto giurisdizionale di vendita con la conseguente applicabilità delle norme dettate in tema di effetti della vendita forzata artt. 2919-2929 cod. civ.).
Ne consegue l’estensibilità della norma dettata all’art. 2929 cod. civ. con riferimento alla mancata produzione di effetti nei confronti dell’acquirente della nullità di quegli atti che hanno preceduto la vendita (ad esempio ai vizi dell’approvazione ad opera del comitato dei creditori del programma di liquidazione o del decreto del G. Delegato di autorizzazione al compimento dell’atto liquidatorio).
Il Curatore, quindi, conseguita l’approvazione del comitato dei creditori del programma di liquidazione e l’autorizzazione del Giudice Delegato alla vendita può procedere alla vendita senza rischio di dover rispondere nei confronti dell’acquirente e dei creditori di pregressi vizi non rilevati.
Parimenti non vi è dubbio circa l’applicazione alla vendita fallimentare dell’art. 2919 cod. civ. con l’inevitabile conseguenza che non sono opponibili all’acquirente gli eventuali diritti acquistati dai terzi sulla cosa alienata, se e nei limiti in cui gli stessi non abbiano effetto in pregiudizio del fallito. Ciò con particolare riferimento al vincolo ipotecario iscritto sul bene in epoca successiva alla data della dichiarazione di fallimento.
In tale situazione, il Curatore è libero di disporre del bene ma l’art. 2921 cod. civ., che disciplina l’ipotesi di evizione subita dall’acquirente della cosa espropriata, deve applicarsi?
Poiché ora il procedimento di verifica è esteso anche ai diritti immobiliari la relativa domanda da parte del terzo-creditore dovrà essere proposta ai sensi dell’art. 103 Legge Fall. Con tale eventuale domanda di rivendica il terzo potrà chiedere altresì la sospensione della liquidazione dei beni oggetto della domanda (che se verrà accolta il Curatore non potrà procedere alla vendita) o in alternativa, se il bene fosse venduto, potrà chiedere il controvalore del bene in prededuzione.


(Alessandra Bin – a.bin@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Quando la segnalazione in Centrale Rischi è…rischiosa

In tema di azione revocatoria fallimentare, ai fini del computo a ritroso del cosiddetto periodo sos...

Crisi e procedure concorsuali

Errore nel piano di riparto da parte del curatore? Modifica ammessa

Un soggetto sovraindebitato ha impugnato in cassazione il provvedimento con il quale il giudice non ...

Crisi e procedure concorsuali

Quando la segnalazione in Centrale Rischi è…rischiosa

"Il mero beneficiario di prelazione pignoratizia o ipotecaria non è un creditore concorsuale e, per...

Crisi e procedure concorsuali