Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Effetti della responsabilità ex art. 2506 quater c.c. nel concordato preventivo mediante scissione societaria

Solo nel momento in cui si potrà effettuare un’attendibile verifica in ordine al probabile esito dell’adempimento i creditori potranno decidere se far valere o meno le proprie ragioni sul patrimonio della condebitrice beneficiaria della scissione. 

Il Tribunale di Ancona, con la sentenza del 9 aprile 2015, ha statuito tale principio analizzando i profili di legittimità sostanziale della proposta concordataria, valutando la permanenza della sussistenza delle condizioni di ammissibilità e la fattibilità del piano (quindi verificando la coerenza ed il rispetto della sostenibilità del programma prospettato dal debitore).

Il Tribunale stesso escludeva di poter compiere qualsiasi valutazione di merito e di convenienza economica della proposta, riservate unicamente al comitato dei creditori.

In particolar modo, il Collegio si è trovato ad affrontare la problematica della compatibilità con lo strumento concordatario dell’istituto della scissione parziale proporzionale societaria (artt. 2506 ss. c.c.), dal momento che uno degli elementi caratterizzanti il concordato “misto”, come nel caso di specie, è proprio l’attribuzione del ramo di continuità aziendale ad una società scissa, la quale si fonderà poi, incorporandola, con la società derivante dalla scissione parziale proporzionale di altra società, da effettuarsi dopo l’omologa del concordato preventivo dalla stessa presentato.

La soppressione, ad opera del D. Lgs. n. 6/2003, dei divieti di partecipazioni alle operazioni di fusione e di scissione da parte delle società sottoposte a procedure concorsuali hanno recentemente portato la dottrina maggioritaria a ritenere le operazioni societarie straordinarie in discorso compatibili con l’istituto del concordato.

Ciò posto in via del tutto teorica, i giudici si sono occupati di analizzare analiticamente il caso di specie.

In particolare, il piano concordatario sembrava presentare delle perplessità, in quanto vi era una netta differenza tra il ramo d’azienda da attribuire alla società beneficiaria ed i flussi stimati che quest’ultima avrebbe dovuto stornare alla società concordante mediante la produzione dell’attività nel periodo previsto per  l’adempimento del concordato. E tale differenza si sarebbe tradotta in una somma sottratta ai creditori concorsuali, della quale avrebbero beneficiato solo i soci della concordante e, conseguentemente, della beneficiaria stessa.

Infatti, sottolinea il Tribunale, nonostante l’art. 2506 quater III comma c.c. preveda la responsabilità solidale della società beneficiaria della scissione nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato, tale responsabilità è di natura meramente sussidiaria e concretamente non attivabile dai creditori concorsuali, divenendo operativa solo allo scadere del termine previsto per l’adempimento del concordato.

Vi sarebbe stata, pertanto, la violazione dell’art. 2740 c.c. e del principio del miglior soddisfacimento dei creditori ex art. 186 bis L. F..

Nel caso de quo, tuttavia, tali criticità sono state positivamente superate dalle modifiche del piano presentate dalla società concordante, prevedendo due alternative ipotesi di corresponsabilità della società beneficiaria ed in particolare:

  1. responsabilità solidale della beneficiaria estesa fino al pagamento di almeno il 20% delle posizioni creditorie chirografarie concorsuali in classe II, senza sussidiarietà e senza il limite ex art 2506 quater III comma c.c.;
  2. versamento da parte della beneficiaria della scissione, entro il 48° mese dall’omologa del concordato, in un’unica soluzione, della somma corrispondente al valore complessivo del ramo aziendale ad essa attribuito, con conseguente liberazione definitiva della società beneficiaria da tutte le obbligazioni concordatarie. In tale ipotesi era altresì previsto il pagamento, da parte della società beneficiaria della scissione, di una somma pari al patrimonio netto ad essa assegnato.

I Commissari Giudiziari esprimevano delle perplessità in merito ad entrambe le proposte.

Il Tribunale, però, ha motivato che la valutazione in merito ad un possibile soddisfacimento dei creditori per mera scelta della beneficiaria non può essere compiuta con riferimento alla fase statica del rapporto negoziale, ma unicamente in riferimento alla sua fase dinamica, ovvero nella fase del concreto adempimento (si pensi, per esempio, al fatto che il pagamento di una determinata somma di denaro  a metà della fase di adempimento potrebbe essere valutata maggiormente conveniente per i creditori).

Ed infatti , non sembra irragionevole stabilire un dies a quo a partire dal quale la beneficiaria della scissione diventi debitrice solidale, in quanto è logico che, prima di rendere operativa la corresponsabilità della beneficiaria nei confronti dei creditori concorsuali, occorre attendere il momento in cui si possa effettuare un’attendibile verifica sul probabile esito dell’adempimento.

I Giudici, quindi, sostenevano l’insussistenza, allo stato, dei motivi di inammissibilità avanzati dai Commissari Giudiziali.

In conclusione, affermavano i Giudici marchigiani, essendo stato il consenso dei creditori prestato in relazione ad un concordato valido ed ammissibile, “non si rilevano motivi di incompatibilità tra l’operazione di scissione parziale proporzionale e la disciplina del concordato preventivo”.

Trib. Ancona, 9 aprile 2015 (leggi la sentenza)

Matteo Dalla Pozzam.dallapozza@lascalaw.com

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