Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Effetti della notifica al difensore cancellatosi dall’Albo

È nulla la notifica dell’atto di appello eseguita mediante consegna al difensore domiciliatario, volontariamente cancellatosi dall’Albo degli Avvocati nelle more tra il deposito della sentenza di primo grado e la notifica dell’atto di appello.

Questo è il principio enunciato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che hanno ritenuto tale nullità sanabile retroattivamente, mediante costituzione spontanea dell’appellato ovvero mediante rinnovazione della notifica ex art. 291 comma 1 c.p.c., precisando che, in caso di mancata sanatoria, la notifica determina sì la nullità del procedimento e della sentenza di appello, ma non il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado. E ciò in quanto la cancellazione volontaria rientra tra le cause di interruzione del processo, sicché il termine per impugnare riprenderà a decorrere con la sostituzione del difensore.

La pronuncia in commento è il frutto di un annoso dibattito giurisprudenziale sorto, a seguito di una lacuna normativa, in seno alla Corte di Cassazione. In particolare, l’art. 334 c.p.c. del codice civile del 1865 prevedeva espressamente la cessazione dalle funzioni del procuratore tra le fattispecie interruttive del processo e l’art. 367, comma 3 (corrispondente all’attuale art. 286 c.p.c.) disponeva che, in caso di morte del procuratore o di cessazione da tali funzioni, le notificazioni dovevano essere eseguite alla parte personalmente. Il termine “cessazione” evocava qualsiasi ipotesi di cessazione volontaria o coatta dall’esercizio della professione e, quindi, anche il caso di cancellazione dall’Albo. Tuttavia la vaghezza del termine ha fatto sorgere in giurisprudenza tre diversi orientamenti circa la sorte della notifica.

Il primo indirizzo interpretativo propendeva per l’inesistenza della notifica dell’atto di impugnazione, in quanto con la cancellazione dall’Albo l’esercizio della professione diviene illegittimo (S.U. n. 935/68, Cass. n. 4946/79, Cass. n. 5676/86, S.U. n. 10284/96; Cass. n. 12294/01; Cass. n. 1180/06; Cass. n. 19225/11).

Il secondo indirizzo interpretativo riteneva nulla la notifica in quanto, sebbene il procuratore cancellato dall’Albo non sia ulteriormente legittimato ad esercitare la professione forense, questi non è un soggetto totalmente estraneo ma, proprio per il ruolo originariamente rivestito, è certamente collegabile al destinatario dell’atto. Pertanto, il vizio della notifica può essere sanato (Cass. n. 12478/13; Cass. n. 9528/09; Cass. n. 27450/05; Cass. n. 11360/99).

Il terzo indirizzo interpretativo, invece, considerava valida siffatta notifica in quanto la cancellazione volontaria dall’Albo produce la rinuncia da parte dell’avvocato all’esercizio della professione, tuttavia residua il potere di rappresentanza sotto il lato passivo, vale a dire di ricezione degli atti indirizzati alla parte rappresentata (Cass. n. 10301/12, Cass. n. 12261/09, Cass. n. 8054/04, Cass. n. 3142/04, Cass. n. 5197/99 e Cass. n. 13282/99).

Con la sentenza in commento le Sezioni Unite hanno abbracciato la tesi della nullità, eccependo, con riferimento alla validità della notifica, che la scissione degli effetti della rinuncia nel lato passivo e nel lato attivo inserisce nella giurisprudenza una possibile aporia. Le considerazioni a favore della tesi della validità della notifica non risultano coerenti per due ulteriori ragioni: l’esercizio della professione da parte dell’avvocato non iscritto all’Albo è vietato dalla legge professionale ed il notificante ha l’onere di verificare l’attualità del domicilio medesimo oltre all’attualità della sua iscrizione all’Albo.

Cass., S.U., 13 febbraio 2017 n. 3702 (leggi la sentenza)

Ludovica Citarellal.citarella@lascalaw.com

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