Diritto dell'esecuzione Forzata

Effetti della caducazione del titolo esecutivo del creditore procedente su pignoramenti riuniti ed interventi titolati

La Terza Sezione Civile ha rimesso al Primo Presidente delle Sezioni Unite Civili la questione attinente la sorte del processo esecutivo, qualora – con efficacia ex tunc – venga caducato il titolo del creditore procedente.

Nello specifico, l’oggetto della controversia da cui deriva  la questione di diritto rimessa alle Sezioni Unite, riguarda l’individuazione degli effetti della caducazione del titolo esecutivo in capo al creditore procedente, sul processo esecutivo, in presenza di pignoramenti riuniti e di interventi titolati. Ci si chiede cioè se tale caducazione determini il travolgimento di tutti gli atti del processo esecutivo.

L’ordinanza interlocutoria n. 2240 del 30 Gennaio 2013, evoca la possibilità di affermare, alla luce delle riforme processuali del 2006 e del principio di economia processuale, l’insensibilità del processo esecutivo individuale, cui partecipino più creditori concorrenti, alle vicende relative al titolo invocato dal creditore procedente, purché il titolo esecutivo azionato da almeno un altro creditore abbia mantenuto integra la propria efficacia.

Infatti, la ratio del riformatore del 2006, di recupero dell’efficienza del processo esecutivo individuale civile, ha sorretto la scelta di una selezione a monte dei soggetti abilitati a prendervi parte, trasferendo nella sede cognitiva ogni questione relativa alla sussistenza delle condizioni dell’azione esecutiva, ampliando allo stesso tempo il catalogo dei titoli esecutivi, anche stragiudiziali.

Così, i soggetti che, dal lato attivo, prendono parte a tale processo potrebbero ritenersi tra loro equiparati in toto, poiché tutti muniti di titolo esecutivo, con la sola eccezione dei creditori non titolati. A questo punto, ogni ipotesi di intervento potrebbe dirsi titolata e qualificata come autonoma azione di espropriazione, azione ritenuta identica nel contenuto a quella concessa al creditore pignorante ed attributiva delle stesse facoltà e poteri.

Da ciò ne consegue che a ciascuno di coloro che in concreto svolge una simile azione di pari contenuto e poteri, possono essere imputati sia l’attività compiuta che gli effetti. La validità della soggezione del debitore al processo esecutivo dipenderebbe allora dalla persistenza, al momento del compimento di ciascun atto di impulso  e di sviluppo del processo, di un creditore munito di titolo esecutivo, anche se diverso dal procedente: in tal modo, dal punto di vista della legittimazione dell’agente, l’atto del processo sarebbe – in applicazione del principio tempus regit actum – valido di per sé perché l’esecuzione sarebbe, in quel momento, sorretta dalla persistenza del titolo in capo a qualunque dei soggetti che, in quel momento, avrebbe potuto indifferentemente e legittimamente compierlo.

Tale principio imporrebbe alle parti ed al singolo giudice un’interpretazione costituzionalmente orientata, in base al principio di ragionevole durata del processo, delle singole norme e l’applicazione delle stesse nel modo più ampio, così da far raggiungere anche al processo esecutivo un utile risultato nel più breve tempo possibile.

(Federica Martini – f.martini@lascalaw.com)

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