La responsabilità professionale dell’avvocato ed il confine della causalità

Edificazione di immobile con denaro del convivente: è possibile la restituzione delle somme?

Con la recente ordinanza n. 24721/2019, la Corte di Cassazione ha stabilito la ripetibilità dei pagamenti effettuati dall’ex convivente per la costruzione della casa di proprietà esclusiva del partner.

A seguito della rottura del legame affettivo di coppia, l’ex convivente adiva il Tribunale di Sassari al fine di veder rifuse le spese sostenute per la parziale edificazione dell’immobile di proprietà dell’ex compagno. La pretesa restitutoria veniva fondata sul principio generale della ripetibilità dell’arricchimento senza giusta causa, inteso come spostamento patrimoniale a vantaggio di una parte in assenza di un titolo giuridico valido ed efficace. Nel caso di specie, l’unico beneficiario dello spostamento patrimoniale era infatti l’ex convivente, titolare esclusivo del diritto di proprietà sull’immobile così costruito.

Il Tribunale di Sassari prima e la Corte d’Appello di Sassari poi avevano accolto le richieste dell’attrice, sulla base dell’assunto che l’impoverimento da questa subito non trovasse alcuna giustificazione causale valida, mancando sia un vincolo contrattuale che lo spirito di liberalità tipico degli atti donativi. Pertanto, l’ex compagno era stato condannato alla rifusione delle spese sostenute dall’ex convivente per la costruzione dell’immobile di sua proprietà. Tale soluzione, apparentemente lineare, è in realtà il frutto di un annoso dibattito giurisprudenziale, focalizzato sul corretto inquadramento giuridico delle attribuzioni patrimoniali effettuate tra soggetti sentimentalmente legati.

Infatti, il pagamento spontaneo eseguito all’interno di una formazione sociale qualificata, quale è la famiglia di fatto, potrebbe essere agevolmente definito come adempimento di un dovere di carattere morale o sociale, meritevole di tutela da parte dell’ordinamento. A ben vedere, tale è la definizione di obbligazione naturale, così come codificata dall’art. 2034 c.c.. Tale ricostruzione giuridica della questione è foriera di gravi conseguenze sul piano pratico: se le attribuzioni patrimoniali effettuate da un convivente in favore dell’altro sono qualificabili come adempimento spontaneo di un’obbligazione naturale, non potrà che trovare applicazione quanto disposto dall’art. 2034 c.c., che stabilisce l’irripetibilità delle somme così corrisposte.

Pertanto, nel tentativo di bilanciare l’operatività del principio di cui all’art. 2034 c.c., la Corte di Cassazione ha ritenuto possibile configurare l’ingiustizia dell’arricchimento da parte di un convivente more uxorio nei confronti dell’altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza — il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto — e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza. In assenza di tale proporzionalità, spetterebbe al ricorrente l’onere di provare che il pagamento fosse avvenuto per una causale (ad esempio, a titolo di liberalità o in virtù dei legami affettivi o di solidarietà tra i conviventi), tale da non legittimare alcuna pretesa restitutoria.

Facendo tesoro di tali insegnamenti, la Corte di Cassazione, adita dall’ex compagno soccombente nei primi due gradi di giudizio, confermava la soluzione data al caso concreto dai giudici di merito, rigettando il ricorso proposto da quest’ultimo e, di conseguenza, confermando la necessità della restituzione delle somme corrisposte dall’ex compagna per l’edificazione dell’immobile.

Cass., Sez. II Civ., 3 ottobre 2019, ordinanza n. 24721

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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