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Eccezione d’incompetenza territoriale: la volontà «non esclusiva» delle parti

Con una recentissima pronuncia, il Tribunale di Milano, in sede di opposizione, ha concesso la provvisoria esecutorietà al decreto ingiuntivo, respingendo l’eccezione d’incompetenza territoriale levata dall’ingiunto in citazione.

Segnatamente, l’Autorità Meneghina ha accolto interamente le difese mosse in favore della corretta scelta del foro, svolta in sede di deposito del ricorso per decreto ingiuntivo, in quanto quello indicato pattiziamente non era stato espressamente convenuto in via esclusiva.

Nel riprendere pedissequamente i principi granitici della Suprema Corte di Cassazione, il Tribunale così ha disposto: “La designazione convenzionale di un foro territoriale, anche se coincidente con uno di quelli previsti dalla legge, non attribuisce a tale foro carattere di esclusività in difetto di pattuizione espressa in tal senso, pattuizione che, pur non dovendo rivestire formule sacramentali, non può essere desunta in via di argomentazione logica da elementi presuntivi, dovendo per converso scaturire da una non equivoca e concorde manifestazione di volontà delle parti volta ad escludere la competenza degli altri fori previsti dalla legge. Ne discende che una clausola con la quale sia “stabilita” la competenza di un certo foro “per qualsiasi controversia” è inidonea ad individuare un foro esclusivo, poiché a siffatte espressioni – in mancanza di una specificazione della volontà delle parti di considerare quest’ultimo come l’unico applicabile (come avrebbe potuto rivelare l’uso dell’aggettivo “esclusivo” o dell’avverbio “esclusivamente” o di altre espressioni consimili) – deve attribuirsi soltanto il significato di individuare l’ambito oggettivo di applicabilità di quel foro. (Cass. n. 17449/2007; Cass. n. 2214/2001); ritenuto, pertanto, che la clausola contenuta nei contratti di mutuo chirografario non attribuisca al foro della sede legale della banca carattere di esclusività con conseguente rigetto dell’eccezione preliminare, concede la provvisoria(…)”.

La decisione, peraltro, si conferma in linea di continuità con la recente pronuncia della Corte di Cassazione, n. 1838, 25 gennaio 2018, a mente della quale, affinché sia valida la clausola di esclusività del foro competente prevista in un contratto, essa deve essere espressamente e specificatamente prevista, risultando inidonea la generica espressione “per qualsiasi controversia

Affinché il foro convenzionalmente pattuito possa ritenersi esclusivo è, infatti, necessario che esso sia sancito in maniera espressa ed inequivocabile, così che non si abbia alcun dubbio in merito alla volontà delle parti di devolvere la cognizione della causa al giudice indicato nella clausola; altrimenti, l’accordo non realizzerà l’esclusività del foro prescelto ma aggiungerà soltanto un altro foro convenzionale a quelli già previsti (cfr. Cass. Sez. 3, 18 maggio 2005 n. 10376; Cass. Sez. 1, 15 febbraio 2001 n. 2214; Cass. Sez. 2, 15 maggio 1998 n. 4907; Cass. Sez. 1, 27 marzo 1997 n. 2723). Ancora e in questi termini, la pronuncia di Cassazione del 04 Settembre 2014, n. 18707, a mente della quale: “La designazione convenzionale di un foro territoriale, anche ove coincidente con alcuno di quelli previsti dalla legge, assume carattere di esclusività solo in caso di pattuizione espressa, la quale, pur non dovendo rivestire formule sacramentali, deve comunque risultare da una inequivoca e concorde manifestazione di volontà delle parti volta ad escludere la competenza degli altri fori previsti dalla legge, sicché la clausola, con la quale venga stabilita la competenza di un determinato foro “per qualsiasi controversia”, non è idonea ad individuare un foro esclusivo”.

Riscontrato dunque che nel caso di specie, non era stata prevista alcuna clausola contenente la dicitura di “esclusività” e che per converso la sola unica prevista “per ogni controversia” non fosse idonea ad escludere tutti gli altri fori competenti in via alternativa, il Giudice ha rigettato l’eccezione e concesso la provvisoria esecuzione al decreto ingiuntivo opposto.

Trib. Milano, Sez. VI, 29 settembre 2020, n. 8965

Roberta Bramanti – r.bramanti@lascalaw.com

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