Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Eccezione di prescrizione ed onere della prova!

La pronuncia in commento analizza il tema più volte affrontato, anche dai giudici di legittimità, relativo all’onere della prova rispetto all’eccezione di prescrizione frequentemente sollevata dagli Istituti di credito quando vengono evocati in giudizio dai clienti/correntisti.

Il correntista, nel frangente, chiamava in causa una banca per chiedere, previo accertamento dell’illegittima applicazione degli interessi anatocistici, cms, spese ecc., la condanna di quest’ultima al pagamento delle somme, a proprio dire, “non dovute”. L’Istituto di credito provvedeva alla propria costituzione, chiedendo il rigetto delle avverse doglianze ed eccependo l’intervenuta prescrizione delle domande attoree, essendo decorsi, al momento della domanda, oltre dieci anni dalla chiusura dei singoli rapporti in contestazione.

In tal caso, il Tribunale accoglieva l’eccezione di prescrizione svolta dalla Banca sul presupposto che – ove nei rapporti di conto corrente bancario, l’attrice/correntista agisca per ottenere la restituzione delle somme indebitamente versate in presenza di asserite clausole nulle – ha l’onere di provare l’inesistenza della causa giustificativa dei pagamenti effettuati, mediante la produzione del contratto che contiene siffatte clausole, senza poter invocare il principio di vicinanza della prova, al fine di spostare detto onere in capo alla banca(Cass. Civile, Sez. VI, Ordinanza n. 33009 del 13/12/2019).Da ciò, ne discendeva che, “la mancata produzione del contratto, fonte del rapporto obbligatorio, preclude al giudice il controllo e la valutazione della liceità o meno della sua causa, nonché della conformità o meno delle singole clausole del medesimo a norme imperative”.

In questa direzione, la recente ordinanza n. 5887 del 04/03/2021 Cass. Civile, sez. VI, secondo la quale, “il correntista che agisce in via di ripetizione è tenuto a fornire la prova che talune delle somme percepite dalla Banca, come appostate sul conto a debito del cliente, siano prive di una valida causa debendi”.

D’altronde, proseguiva la sentenza, “eccepita dalla banca la prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito per decorso del termine decennale dal pagamento, è onere del cliente provare l’esistenza di in contratto di apertura di credito, che qualifichi quel versamento come mero ripristino della disponibilità accordata”.

In particolare, il Giudice faceva menzione dei principi di diritto espressi dalle Sezioni Unite, secondo cui “l’azione di ripetizione di indebito proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di conto corrente, è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 24418 del 2/12/2010).

Il Tribunale, in sintesi, chiariva che il pagamento, per dar vita ad un’eventuale pretesa risarcitoria di chi assume di averlo indebitamente effettuato, deve tradursi nell’esecuzione di una prestazione da parte di quel medesimo soggetto (il solvens), con conseguente spostamento patrimoniale in favore di altro soggetto (l’accipiens) e, lo si può definire indebito – e pertanto ne consegue il diritto di ripeterlo, a norma dell’art. 2033 c.c. – quando difetti di un’idonea causa giustificativa.

In ragione di quanto sopra, il Tribunale respingeva le domande proposte dalla parte attrice, condannando quest’ultima al pagamento delle spese di lite.

Trib. Paola, 22 luglio 2021, n. 551

Angela Iadanza – a.iadanza@lascalaw.com

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