Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Eccezione di compensazione soltanto se il controcredito è certo, liquido ed esigibile

Con la pronuncia in commento, la Corte di Cassazione esamina la questione dell’eccezione riconvenzionale di compensazione che il curatore, in sede di verifica del passivo fallimentare, può sollevare nei confronti dei creditori concorsuali.

A norma dell’art. 95 l. fall., infatti, il curatore può eccepire i fatti estintivi, modificativi o impeditivi del diritto fatto valere dai creditori, nonché l’inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione.

Nella fattispecie, il  Tribunale di Siena – decidendo sull’opposizione allo stato passivo presentata da un istituto di credito in relazione al provvedimento del giudice delegato di diniego alla richiesta della banca di insinuazione al passivo – ammetteva il creditore istante come richiesto, in ragione della mancata contestazione del credito, revocando il provvedimento impugnato che, sulla base dell’accolta eccezione riconvenzionale di compensazione sollevata dalla curatela, aveva invece ritenuto integralmente estinto per compensazione il credito oggetto della richiesta di insinuazione.

In primo luogo, la Corte di Cassazione precisa che le norme del codice civile sulla compensazione stabiliscono i presupposti sostanziali del credito opposto in compensazione: la liquidità (che include il requisito della certezza) e l’esigibilità. Per credito liquido si intende il credito determinato nel suo ammontare. Il requisito della certezza, invece, attiene all’esistenza dell’obbligazione e, dunque, al titolo costitutivo del credito. Infine, il credito si dice esigibile quando non risulta sottoposto a condizione e non dipenda da una controprestazione non ancora adempiuta.

Fatta tale premessa, la Corte osserva che la curatela non può opporre in compensazione un controcredito risarcitorio nei confronti del creditore (nella fattispecie la banca), dal momento che il credito, in questi casi, non ha le caratteristiche di certezza né tanto meno quelle di determinabilità sopra prospettate. Si tratta, invero, di un credito controverso, di difficile accertamento.

Quanto affermato, si legge nell’ordinanza in commento, vale anche per l’eventuale credito restitutorio nascente dall’accoglimento della sentenza di revocatoria fallimentare, trattandosi di un credito di massa che non è compensabile, per difetto del requisito di reciprocità, con crediti vantati verso il fallito, ancorché ammessi al passivo.

Cass., Sez. I Civ., 15 aprile 2019, n. 10528

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

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