Crisi e procedure concorsuali

È nullo l’atto di destinazione privo di causa concreta

Tribunale di Trieste, Giudice Tavolare 22 aprile 2015 (leggi la sentenza)

“La meritevolezza di interessi cui fa riferimento l’articolo 2645-ter c.c. va identificata nell’idoneità del programma negoziale al raggiungimento di uno scopo lecito, il quale non sia altrimenti raggiungibile dalle parti nell’espletamento della loro autonomia negoziale mediante l’utilizzo di strumenti tipici, ancorché composti o collegati. La ricerca della meritevolezza di interessi è espressamente imposta dall’articolo 2645-ter c.c. e costituisce elemento che viene così ad integrare la causa concreta dell’atto di destinazione, quale programma negoziale che altrimenti rimarrebbe incompleto e non meritevole di tutela. L’atto di destinazione di cui all’articolo 2645-ter c.c. deve essere costituito da un atto negoziale autonomo utilizzato per attuare la segregazione e per realizzare, sul piano degli effetti, un più ampio programma negoziale attraverso l’utilizzo di altri singoli negozi ed istituti”.

Il Giudice Tavolare di Trieste ha statuito che l’art. 2645 ter impone espressamente il requisito della meritevolezza degli interessi, la quale va identificata nell’idoneità del programma negoziale al raggiungimento di uno scopo lecito, scopo che non sia altrimenti perseguibile dalle parti, nell’espletamento della loro autonomia negoziale, tramite l’utilizzo di strumenti tipici.

Il decreto in commento suscita interesse dal momento che il Giudice ha precisato che deve sussistere un reale programma negoziale il quale non può coincidere con l’effetto segregativo prodotto dall’atto di destinazione, pena la nullità di quest’ultimo per difetto di causa concreta.

Nel caso al vaglio del Giudice, la costituente ha offerto alla nipote due cespiti patrimoniali ai fini di consentire a quest’ultima il diritto allo studio, costituzionalmente garantito, e considerato interesse meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322, II comma, c.c. Nella specie, tuttavia, manca completamente un reale programma negoziale. La segregazione e l’invocata tutela del diritto allo studio non rappresentano infatti né da sole né insieme l’elemento causale, in quanto una cosa è il motivo che ha spinto la proprietaria all’attuazione di un vincolo ed un’altra è il piano causale concreto.

Oltre che privo di una causa realmente giustificatrice, ad avviso del Giudicante, il negozio non persegue nemmeno interessi meritevoli di tutela che le parti non possano ugualmente perseguire tramite altri istituti di diritto privato. Infatti, nella specie, sia la disponente che la beneficiaria avrebbero potuto ugualmente regolare i medesimi interessi ricorrendo ad un ordinario contratto costitutivo di usufrutto con previsione di elementi accessori quali il termine o la condizione idonei a veicolare i motivi adotti.

7 maggio 2015

Sofia Carnelli – s.carnelli@lascalaw.com

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