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È legittimo il divieto di indossare il velo islamico sul luogo di lavoro? La risposta della Corte di Giustizia dell’Unione Europea

La Corte di Giustizia (chiamata ad esprimersi su due domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Tribunale del lavoro di Amburgo e dalla Corte federale del lavoro tedesca) ha fornito importanti precisazioni sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e sul divieto di discriminazioni fondate sulla religione o sulle convinzioni personali.

La questione è nata dal divieto, imposto da due Società nei confronti di due lavoratrici, di indossare il velo islamico in servizio.

Sul punto, la Corte ha chiarito che una differenza di trattamento indirettamente fondata sulla religione o le convinzioni personali, derivante da una norma interna di una impresa che vieta ai lavoratori di indossare sul luogo di lavoro qualsiasi segno visibile di convinzioni politiche, filosofiche o religione, può essere giustificata dalla volontà del datore di lavoro di perseguire una politica di neutralità nei confronti dei clienti o degli utenti.

Tuttavia, ai fini della liceità di tale disparità di trattamento, devono sussistere determinate condizioni.

In primo luogo, la politica di neutralità deve rispondere ad un’esigenza reale del datore di lavoro, circostanza che spetta a quest’ultimo dimostrare prendendo in considerazione segnatamente le aspettative legittime dei clienti o utenti, nonché le conseguenze sfavorevoli che egli subirebbe in assenza di una tale politica, tenuto conto della natura delle sue attività o del contesto in cui queste ultime si iscrivono.

In secondo luogo, la differenza di trattamento deve essere idonea ad assicurare la corretta applicazione della politica di neutralità, il che presuppone che tale politica sia perseguita in modo coerente e sistematico.

In terzo luogo, il divieto deve limitarsi allo stretto necessario tenuto conto della portata e della gravità effettive delle conseguenze sfavorevoli che il datore di lavoro intende evitare mediante un divieto di questo genere.

La Corte di Giustizia, intervenendo sul delicato tema delle discriminazioni sul luogo di lavoro basate su motivi religiosi, offre una soluzione molto equilibrata al problema sottoposto al suo esame.

Infatti, l’interpretazione contenuta nella sentenza risponde all’esigenza di bilanciare due diritti fondamentali: da una parte la libertà di professare liberamente le proprie convinzioni religiose e dall’altra la libertà di impresa (intesa, nel caso di specie, come possibilità, per i datori di lavoro, di perseguire liberamente le politiche che ritengono più opportune).

Consulta l’infografica

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Grande Sezione, 15 luglio 2021, nelle cause riunite C-804/18 e C-341/2019

Rachele Spadafora – r.spadafora@lascalaw.com

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