Crisi e procedure concorsuali

È legittima la dichiarazione di fallimento su richiesta del PM a seguito di segnalazione del tribunale fallimentare

Cass., 14 giugno 2012, Sez. I, n. 9781

Con la sentenza in commento, la S.C. ha affermato il principio secondo il quale il Tribunale fallimentare ha il potere di segnalare al pubblico ministero l’insolvenza rilevata nel corso di un procedimento civile ai sensi dell’art. 7, n. 2 L.F., ai fini della dichiarazione di fallimento.

Dunque, la Corte è stata chiamata a pronunciarsi sull’interpretazione dell’art. 7, n. 2 L.F.; e, specificamente:

a)      sull’individuazione del “Giudice” che rileva l’insolvenza e la segnala al PM;

b)      sul significato da attribuire alla locuzione “procedimento civile”.

Come è agevole comprendere, ambedue le questioni si riferiscono alla possibilità (in pratica, molto frequente) che sia lo stesso Tribunale fallimentare, investito dal ricorso di un creditori poi rinunziatario, a rilevare il sospetto stato di insolvenza, e al se possa legittimamente segnalarlo al PM affinché questi valuti se presentare richiesta di fallimento contro il medesimo imprenditore. Affine, e altrettanto frequente, può essere l’ipotesi in cui il Tribunale proceda alla segnalazione in sede di rigetto del ricorso del creditore per altri motivi (es. difetto di legittimazione).

Sul punto, esistono diverse e contrastanti teorie.

Secondo una parte della giurisprudenza di legittimità, il Tribunale fallimentare non può segnalare l’insolvenza al PM in ragione del combinato disposto di cui agli artt. 6 e 7 LF e 111 Cost. in tema di terzietà dell’organo giudicante.

Di diverso avviso è la giurisprudenza di merito, secondo la quale la locuzione di “procedimento civile” deve essere intesa in senso “estensivo”, facendovi rientrare, quindi, anche il Giudice fallimentare, in ragione del fatto che nulla vieta una interpretazione in tal senso.

Infine, dottrina autorevole sostiene che il Tribunale fallimentare non può segnalare l’insolvenza in quanto ciò avverrebbe in un momento in cui il Giudice sarebbe privo di ogni potere sulla vicenda (dopo la chiusura del procedimento).

Considerata la divergenza di opinioni, la sentenza in commento appare pregevole sia sotto il profilo argomentativo, sia sotto il profilo del consolidamento dell’orientamento seguito dalla giurisprudenza di merito.

Questi i passaggi chiave del ragionamento fatto dai giudici della Cassazione:

– la norma di cui all’art. 7, n. 2 LF si riferisce ad un generico “procedimento civile”: va da sé che ciò include anche il procedimento fallimentare; in ogni caso, non vi è alcuna norma positiva che vieti tale ampliamento;

– la segnalazione è un atto a contenuto “neutro”, privo di contenuto decisorio, e non implica alcuna valutazione, neppure sommaria, da parte del Tribunale. Per questo viene inteso come un atto “doveroso”, volto a sensibilizzare il PM, il quale potrà, o meno, proporre il ricorso, rispetto al quale il Tribunale fallimentare effettuare il suo esame. Di conseguenza, la terzietà e l’imparzialità del Giudice non sono pregiudicati

Ciò detto, vanno fatte alcune osservazioni.

Il contenuto “neutro” della segnalazione è una conclusione non da tutti accolta. Invero, alcuni sostengono che la segnalazione rappresenti un atto di valenza procedimentale capace di incidere (in qualunque modo) le fasi propedeutiche (o endoprocedimentali) alla fare prefallimentare.

Inoltre, molti sostengono che se l’intento del legislatore è stato quello di circoscrivere l’iniziativa del PM non si comprenderebbe un’estensione della segnalazione che, per evidenti motivi, andrebbe ad ampliare la  suddetta iniziativa.

In conclusione, alla luce del forte dibattito attorno ad una questione sicuramente di spessore tecnico, la sentenza in commento ha aggiunto un punto in favore di una parte della giurisprudenza già pronunciatasi, ma, di sicuro, non ha risolto la questione che, con molto probabilità, sarà portata innanzi alle Sezioni Unite affinché questa si pronunci definitivamente su un aspetto di non poco rilevanza.

(Edoardo Di Blasio – e.diblasio@lascalaw.com)

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