Marchi e brevetti

È ingannevole il marchio che arbitrariamente contiene il nome di una località anche se tale nome non è più in uso da tempo

Cass., 13 settembre 2013, sez. I, n. 21023 (leggi la sentenza per esteso)

Con la Sentenza n. 21023, depositata il 13 settembre 2013, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato da un produttore di birra della Repubblica Ceca che lamentava l’illiceità della registrazione di un marchio da parte di una nota società produttrice americana in quanto “idoneo ad ingannare il pubblico circa l’ambiente di origine o i pregi del prodotto per il quale il marchio è stato depositato”.

Motivo del contendere, in particolare, è l’uso di un marchio contenente l’antico nome di una città per etichettare una birra che, tuttavia, con tale città non ha alcun legame, né in termini di provenienza né in termini di processi di lavorazione.

Occorre rilevare, a parere della Corte, che “nessuna norma prevede che i nomi geografici siano solo quelli attualmente in uso secondo le norme amministrative vigenti”; ed invero, sul presupposto che intere regioni o località hanno avuto, nel passato, financo “molto antico”, nomi diversi, è di meridiana evidenza che spesso le vecchie denominazioni siano rimaste nell’uso comune e continuino ad essere note alle popolazioni.

Per tali motivi, anche le denominazioni non più in uso possono essere oggetto di tutela.

A sostegno di tale tesi, basti rammentare i termini generici e assai ampi con cui il Codice di Proprietà Intellettuale tutela le indicazioni di origine: “sono protette le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine che identificano un paese, una regione o una località” (art. 29); sono illeciti “tutti quei segni idonei ad ingannare il pubblico, in particolare sulla provenienza geografica” (art. 14).

(Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com)

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